Il percorso del decreto Semplificazioni, atteso in consiglio dei ministri entro la fine della settimana, trova già un primo ostacolo. Dopo la pubblicazione della prima bozza del testo, il premier Giuseppe Conte ha convocato i capidelegazione delle forze di maggioranza (riunione prevista dopo le ore 18). Sul tavolo c’è il decreto e quindi anche l’articolo 10: prevede che gli abusi edilizi che non abbiano comportato un aumento del carico urbanistico siano puniti solo con una sanzione amministrativa e che la violazione si prescriva in dieci anni. In più c’è la proposta, ancora in discussione, di consentire l’accertamento di conformità anche per edifici che non erano conformi al piano regolatore al momento della realizzazione: una norma analoga della Regione Sicilia è stata bocciata dalla Consulta nel 2017.

Sulla norma emergono le prime divisioni anche all’interno dello stesso governo: “I condoni non sono ammissibili, sono frutto di una politica vecchia e non risolvono problemi, anzi ne causano di più. Non dirò mai sì a un condono”, è il commento rilasciato a La Stampa dal ministro dell’Ambiente pentastellato, Sergio Costa. “Chi mi conosce sa che io non amo particolarmente i condoni. Detto questo sicuramente si troverà una soluzione adeguata per fare andare avanti il dl semplificazioni”, ha aggiunto poi Costa parlando a margine della presentazione della campagna sul corretto smaltimento delle mascherine e dei guanti. “Già ieri sera (lunedì, ndr) abbiamo fatto un incontro con in ministri in modo ufficioso dove abbiamo discusso anche di questo. Qualcosa già sta cambiando e noto che ci sono dei forti miglioramenti dell’articolato. Sicuramente per giovedì, che è la data prevista per il consiglio dei ministri, passerà una norma che ci vedrà tutti concordi“, ha concluso Costa.

Nel dicastero dell’Ambiente il no alla norma è bipartisan, come dimostrano le parole del sottosegretario e deputato Pd Roberto Morassut: “È tempo di Green New Deal, non di condoni. Nel collegato ambientale ci saranno misure concrete per fermare il consumo del suolo”. Secondo Morassut infatti si tratta di “una norma ‘ammazza suolo‘” che è “in totale contrasto con l’obbiettivo dichiarato di questo governo di limitare il consumo di suolo e perseguire l’obbiettivo del saldo zero entro il 2050”. “Nella discussione sulla prima bozza del decreto rilancio – si legge nella nota del sottosegretario – avevo già sollevato il problema della norma sul ‘condono’ surrettizio. La norma fu per fortuna accantonata ma adesso si ripresenta nel decreto semplificazioni”.

“Con quella norma – continua Morassut- sarà possibile ampliare (di fatto senza limite) i piani attuativi fino a ricomprendere immobili abusivi facendoli rientrare nei piani urbanistici. E questo si tradurrà non solo in un condono edilizio di fatto ma nella trasformazione di nuovo suolo agricolo o inedificato in suolo potenzialmente edificabile. Vorrei segnalare l’inopportunità e la grave contraddittorietà di una misura simile, assai insidiosa. Credo debba essere stralciata”, scrive il deputato democratico.

Il testo dell’articolo 10 è stato criticato già ieri da Leu, secondo cui ha tutta l’aria dell’”ennesima sanatoria”. Per il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli “è una norma furba e scandalosa”. Nella maggioranza per ora in pochi si sono esposti ma di certo non sono arrivati gradimenti. E nel frattempo sono arrivate anche le critiche dei sindacati: Cigl, Cisl e Uil chiedono un confronto a Palazzo Chigi.

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Semplificazioni – “È un condono edilizio”: così la Consulta definì la norma della Sicilia analoga a quella prevista nel decreto. Legambiente: “Basterà far modificare i piani regolatori per sanare gli abusi”

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