“Saremo onorati che nella cerimonia siano nominate le nostre vittime, che meritano un posto in prima fila, ma come Comitato non parteciperemo alla cerimonia di inaugurazione, quel momento in quel luogo non può essere parte di noi”. È questa la decisione presa dal comitato dei parenti delle vittime della strage del ponte Morandi a seguito dell’assemblea tenutasi ieri sera proprio per assumere una posizione ufficiale sull’evento che si terrà per celebrare il termine dei lavori di ricostruzione del nuovo viadotto autostradale di Genova. “È stato complesso riuscire a gestire i sentimenti contrastanti che affollavano la nostra mente, infatti le emozioni che la crescita di questa nuova struttura hanno suscitato in noi sono sempre state molto forti – spiega Egle Possetti, portavoce del comitato – È stato molto difficile assistere in questi mesi alle molte cerimonie e come abbiamo sempre sostenuto, per l’origine ‘indegna’ che ha avuto questa costruzione”.

I familiari delle 43 vittime del 14 agosto 2018 spiegano che hanno sempre sperato in un’inaugurazione sobria, perché “l’unica festa sarà quando verrà fatta giustizia e avremo la certezza che vengano effettuati controlli e manutenzioni per evitare che una tragedia come quella possa avvenire di nuovo” dichiararono qualche settimana fa per prendere le distanza dalle ipotesi di festeggiamenti in pompa magna.

“Ci siamo mossi con forza quando abbiamo capito che l’evento di inaugurazione avrebbe potuto diventare un evento mediatico di gran festa” aggiungono i parenti, che riconoscono come, “dopo le nostre pressanti richieste e l’importante intervento del presidente Mattarella, la cerimonia di inaugurazione ha acquisito connotazioni di sobrietà, soprattutto in rispetto di coloro che da quel ponte non sono più tornati”. Per questo motivo una delegazione del comitato sarà comunque a Genova il giorno dell’inaugurazione, ora previsto il primo agosto ma a rischio ulteriori slittamenti, per ringraziare personalmente il capo dello Stato nell’ambito di un incontro privato. I parenti sono riconoscenti a Mattarella non solo per essere intervenuto direttamente sulle istituzioni locali per assicurarsi che la cerimonia avvenisse con gli opportuni criteri di sobrietà e non si riducesse a uno spot per le ditte costruttrici o la politica, ma anche e soprattutto per aver usato fin da subito parole chiare su una “tragedia causata dall’uomo e che si poteva evitare”, come scrisse lo scorso anno parlando chiaramente di “dolore causato da incuria, omesso controllo, consapevole superficialità, brama di profitto

I parenti delle vittime hanno comunque richiesto e ottenuto di avere un momento intimo per l’inaugurazione del “Cerchio dei 43 alberi”, che sarà installato sotto al ponte e sarà il primo abbozzo del Memoriale in ricordo delle vittime. È lì, sotto il ponte, e non sopra, che i familiari sentono “la presenza del nostro cuore” e da lì in raccoglimento ricorderanno i propri cari e ringrazieranno anche tutti coloro “che ci hanno sostenuti e che ci sosterranno in futuro perché nessun nuovo ponte possa cancellare quello che è stato“.

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