Sarà il rossetto che infastidisce. Così vivo e ultra night. O anche la somiglianza deflagrante con Sabina Guzzanti che caricaturizza ogni suo pensiero oltre ogni limite e pretesa. Sarà che è una Cinquestelle, dunque incompetente per atto di nascita. Qualunque cosa sia è certo che la critica nei confronti di Lucia Azzolina, la ministra dell’Istruzione, spesso si espande nella contumelia, e la polemica nella cattiveria quando non nel bullismo.

È certo che la scuola italiana, da sempre Cenerentola delle istituzioni, è stata imbavagliata dal Covid. Chiusa, svuotata, lasciata respirare al tubo di internet, affidata all’online nel quale poi sembra sprofondata.

Se tutto questo è vero, se il ruolo della ministra non pare proprio di primo piano, l’attitudine bullesca con la quale la si deride è invece sicuramente vomitevole. Tutti a lagnarsi che solo la scuola è rimasta chiusa. Nessuno a ricordare che l’indicazione assoluta e perentoria a favore del prolungamento del divieto è venuta dal comitato tecnico del ministero della Salute che ritiene l’aula la sede eletta di ogni virus, un formidabile quanto maligno vettore non solo nelle classi, ma nelle famiglie.

Così ogni giorno è venuto buono per sfottere la ministra, allungando anche un po’ le mani, una licenza che ci prendiamo solo con lei. Sfottendola (sempre), qualche volta insultandola, naturalmente anche offendendola perché, come si è detto, il rossetto indispone.

Al dunque noi genitori vogliamo che i nostri ragazzi tornino a scuola al più presto, ma solo in estrema sicurezza. Però non vogliamo che le classi siano spezzettate, perché il filo della comunità si perde. Però vogliamo che venga conservato il contatto relazionale tra chi insegna e chi apprende ma senza assembramenti. Però anche senza il doppio turno. Ci fa schifo il plexiglas, che è una barriera. Quindi vicini ma pur sempre distanziati, quindi un po’ più lontani. E le maestre devono stare senza mascherina per non fare paura ai bimbi, però le maestre devo sentirsi sicure e protette quindi la visiera. Ma anche la visiera intimorisce e rende di plastica ogni rapporto, lo falsifica lo destruttura, lo invalida. Vogliamo che la scuola riprenda il prima possibile, in aule nuove di zecca, da costruirsi tra luglio e agosto. Non è possibile? Allora perché non destinare porzioni di musei, che sono grandi, e di teatri, che sono chiusi? Ma qui si perderebbe il filo della comunità, il senso della scuola. Allora potremmo provare a far studiare i ragazzi nei parchi. Ma in autunno piove. Allora si torna al chiuso. Ma le aule sono piccole. Allora in due turni. Ma così si spezzetta la classe, è un salto all’indietro. Allora ciascun dirigente scolastico provi a valutare in autonomia la migliore sistemazione. Ma così è lo scaricabarile! Si affida tutto il peso sulle spalle dei poveri presidi.

Con la Azzolina abbiamo toccato il fondo, si dice. Sono andato a rivedere un po’ di rassegna stampa, solo fino al 2001. “Proteste contro la Moratti: sta svendendo ai privati la scuola” (anno 2003). “L’inutilità di un ministro chiamato Fioroni” (2008). “La nostra disgrazia si chiama Mariastella Gelmini” (2011), “La buona scuola è la legge vergogna del Pd, cara Stefania Giannini dimettiti” (2014), “Bussetti, il leghista fantasma” (2018).

Di centro, di destra, di sinistra. Sovranisti o globalisti, dai curricula densi e da quelli vuoti, non ce n’è uno che abbia azzeccato niente. Ora la Azzolina, e abbiamo già detto.

Caro genitore, caro professore: ciascuno si faccia la scuola che predilige e se la porti da casa.

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