Ci sono 28 migranti positivi al coronavirus sulla nave-quarantena Moby Zazà che è in rada a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Gli ospiti fanno parte delle persone salvate in acque internazionali dalla nave Sea Watch. I tamponi sui 209 migranti presenti sulla Moby Zazà erano stati effettuati ieri mattina e ieri sera era stato reso noto che uno dei migranti sbarcati dalla Sea Watch era stato ricoverato al reparto Malattie infettive dell’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta. Inizialmente era un caso di sospetta tubercolosi. Poi l’esito del tampone aveva fatto chiarezza.

Tra due giorni tutti gli altri 181 naufraghi soccorsi e ancora in quarantena sulla Zazà saranno di nuovo sottoposti a tampone, proprio per verificare che, nel frattempo, non abbiano sviluppato la malattia dopo un primo periodo di incubazione. I 181 dovrebbero essere stati spostati in un’area diversa dell’imbarcazione rispetto a dove si trovano i 28 risultati infettati, ma non ci sono conferme ufficiali al riguardo.

Sulla nave-quarantena erano già in sorveglianza sanitaria altri 47 migranti di precedenti sbarchi a Lampedusa. Il gruppo di 47 si trova in un’area diversa rispetto a quella dove erano stati collocati i 210 dei 211 salvati dalla Sea Watch. Uno, colui che è ricoverato a Malattie infettive dell’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta, invece non è mai salito sulla Moby Zazà perché ritenendolo un sospetto caso di tubercolosi, già nella notte fra domenica e lunedì era stato trasferito al nosocomio Nisseno.

Il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, ha subito rilanciato la notizia con un post su Facebook , rivendicando la scelta del ricorso alla nave quarantena: “Soluzione che con caparbietà abbiamo preteso il 12 aprile scorso dal governo centrale per evitare che si sviluppassero focolai sul territorio dell’isola, senza poterli circoscrivere e controllare”. Musumeci annuncia che “nelle prossime ore andranno adottati provvedimenti sanitari improntati al principio della precauzione. Voglio sperare che a nessuno venga in mente di non coinvolgere la Regione nelle scelte che dovranno essere assunte”.

Dure invece le dichiarazioni del sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina, che si concentra sulla gestione dello sbarco: “Voglio andare fino in fondo, capire cosa è avvenuto – ha dichiarato – Perché a una nave delle ong è stato concesso di sbarcare a Porto Empedocle, che fino a poco tempo fa era considerato un porto non sicuro. Perché i migranti non sono stati trasbordati subito sulla nave-quarantena al largo, invece di arrivare sulla banchina. La mia comunità è stata esposta al pericolo di un’epidemia”.

Dal Viminale si garantisce però che “le procedure adottate per i migranti sbarcati dalla nave Sea Watch e accolti per la quarantena obbligatoria a bordo del traghetto Moby Zazà, ancorato nella rada di Porto Empedocle, garantiscono la piena tutela della sicurezza sanitaria del Paese”. Le fonti del ministero precisano poi che “tutti i migranti sono stati sottoposti fin dal loro arrivo alle procedure previste dalle linee guida sul sistema di isolamento protetto elaborate dalla direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute”.

Anche Sea Watch ha comunicato che l’equipaggio ha “osservato con rigore un protocollo medico di prevenzione Covid-19 a bordo, prima durante e dopo i soccorsi”, spiegando che, però, queste persone “hanno trascorso ore, a volte giorni, ammassate in imbarcazioni fatiscenti. Quasi tutti provengono da periodi di confinamento o detenzione di massa in condizioni disumane in Libia, dove i contagi da Covid sono raddoppiati nelle ultime due settimane”.

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