Nuove critiche all’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo che questa, domenica, ha di nuovo aggiornato le linee guida sulla lotta al coronavirus spiegando, tra le altre cose, che per uscire dall’autoisolamento non serve più un doppio tampone negativo a distanza di almeno 24 ore e che dopo tre giorni senza sintomi il paziente può considerarsi guarito. Ad attaccare i vertici dell’agenzia Onu è, questa volta, Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare e virologica dell’università di Padova, che intervistato ad Agorà, su Rai3, ha parlato di “un altro elemento di confusione”.

L’Oms, che rappresenta un punto di riferimento sulla gestione delle questioni sanitarie per i Paesi di tutto il mondo, è stata oggetto nei mesi scorsi di dure critiche: dall’importanza o meno dell’uso delle mascherine ai tempi nel dichiarare il coronavirus una pandemia, fino alle esitazioni sulla trasmissione del virus da parte di soggetti asintomatici. “Tutti questi messaggi che mancano di coerenza lasciano in voi giornalisti, ma anche nel mondo scientifico e della sanità pubblica con un po’ di sconcerto”, ha continuato il virologo. Che poi è entrato nel merito delle affermazioni, concentrandosi soprattutto sulla questione del doppio tampone e del ‘cuscinetto’ di tre giorni: “Non so su quale base abbiano fatto questa dichiarazione. In questa epidemia – prosegue – l’Oms non ha brillato per tempestività ed esattezza. La scienza è misura, se non ci sono dati non è scienza“. L’affermazione “andava qualificata”, perché “ci si chiede, ora, cosa debbano fare i vari governi”.

A conferma di questo c’è anche la lettera che poche ore dopo il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha inviato al comitato tecnico scientifico chiedendo di approfondire le nuove linee guida perché potrebbero incidere sulle disposizioni in vigore in Italia, “fermo restando il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora”.

Nelle scorse settimane una nuova ondata di critiche si era abbattuta sull’organizzazione diretta da Tedros Adhanom Ghebreyesus, quando il capo del team tecnico anti-Covid-19, Maria Van Kerkhove, aveva dichiarato, compiendo l’ennesima retromarcia rispetto alle posizioni dell’Agenzia Onu, che è raro che una persona asintomatica possa trasmettere il coronavirus. Proteste da parte di numerosi virologi e nuovo dietrofront dell’organizzazione, con l’esperta costretta a rettificare dicendo di essere stata “fraintesa”. Crisanti, tornando sul tema, dice che la trasmissibilità da casi asintomatici è provata da studi scientifici condotti a Vo’ Euganeo: “Dall’indagine sierologica condotta a Vo’ Euganeo – precisa – si è visto che c’erano 150 persone infette al 22 febbraio. Se è vero che il virus vi è entrato nella terza settimana di gennaio, come è possibile che nessuno sia andato in ospedale fino al 20 febbraio? Come è stato trasmesso se non da chi non aveva sintomi? Per morbillo e varicella gli asintomatici sono molto più infettivi dei sintomatici. E anche la trasmissione della tubercolosi nell’80% dei casi è fatta da asintomatici. Anche perché, se una persona sta male e sta a letto ha meno possibilità di incontrare altri e trasmettere la malattia”.

Il virologo passa poi a ipotizzare quali possano essere i rischi futuri per l’Italia, mentre il Paese che continua a vivere una fase di regressione del virus. E uno di questi è il pericolo di nuovi contagi provenienti dall’estero: “Per l’Italia, il rischio che nuovi contagi arrivino da fuori non è una possibilità, ma una certezza – ha continuato – Lo abbiamo di recente sperimentato a Padova, dove una badante è tornata da fuori Unione europea e ha infettato tutta la famiglia”. E sugli studi che parlano di una mutazione del virus che lo avrebbe indebolito risponde: “Non sono attendibili perché basati su osservazioni estemporanee e non su un esperimento. Per capire se è vero bisogna infettare un animale e vedere cosa succede, ma per ora non abbiamo un modello animale per capirlo”. È vero, ha aggiunto, che le persone che si ammalano non si ammalano come prima, ma questo “avviene perché abbiamo mascherina e distanza che riducono la carica virale”. Anche perché, se è vero che “il virus muta da noi, dovrebbe mutare anche in America e Germania, eppure vediamo una situazione di contagi che non lascia pensare questo”.

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