“Ci sentiamo abbandonati, sentiamo parlare di riaperture di discoteche, ma nessuno parla di università”. È questo il grido di allarme degli studenti degli atenei milanesi. Duecentomila giovani e non che durante il lockdown hanno provato a studiare e dare esami e che oggi vivono ancora nell’incertezza di non sapere che cosa accadrà a settembre. “Non vediamo prospettive – racconta Gianmarco, studente del corso di laurea in Scienze Politiche alla Statale – la didattica a distanza è stata utile in questo momento di pandemia, ma non può essere una soluzione sul lungo periodo. Sarebbe la morte dell’università come la conosciamo fino ad ora”.

Le difficoltà durante il lockdown sono state tante. “Non è stato facile” racconta Beatrice, laureanda in biologia all’Università Bicocca: “Vengo dalla Val Seriana dove la connessione non mi permetteva di seguire le lezioni online, così sono dovuta restare a Milano lontana dalla mia famiglia”. In Italia soltanto il 30% del territorio è coperto dalla fibra ottica rispetto al 34% della media europea. Ma i problemi hanno riguardato anche altri aspetti, come la sovrapposizione degli appelli: “Mi mancano otto esami per laurearmi e nella sessione di giugno ho avuto cinque appelli nello stesso giorno”, spiega Eleonora, iscritta al corso di laurea in matematica alla Statale. Ma a preoccupare è quello che accadrà il prossimo anno con le borse di studio. In Lombardia per accedere alla graduatoria occorre avere almeno 35 crediti. “In tanti faticheremo a raggiungerli a causa delle difficoltà dovute alla situazione – conclude Jonathan, studente del Politecnico – quindi visto che è cambiata la didattica chiediamo che vengano cambiate anche le soglie per accedere alle borse”.

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