Le Terre dei Fuochi in tutta Italia sono determinate dallo smaltimento illecito dei rifiuti speciali industriali prodotti dalle attività manifatturiere in regime di evasione fiscale. Chi produce in evasione fiscale, in tutta Italia, deve obbligatoriamente smaltire in modo illecito gli scarti delle sue produzioni.

Per esempio, in Campania, ogni kg di scarpe prodotte in nero determina non meno di 0,5 kg di scarto, oltre a quantità enormi di prodotti chimici tossici utilizzati per la concia delle pelle o la colorazione/decolorazione dei capi (cromo che avvelena il fiume Sarno da oltre 50 anni, tricloro e tetracloroetilene riscontrato in oltre l’80% dei pozzi avvelenati della Terra dei Fuochi campana, patria dell’industria nera di scarpe, borse e vestiti). Questo contribuisce in modo significativo ai tragici dati di mortalità e incidenza anche di cancro riscontrati soltanto in alcuni Comuni della Regione Campania ormai da oltre vent’anni.

L’evasione fiscale media in Italia è pari a circa il 30% di tutte le attività manifatturiere. In Campania si arriva a circa il 47 % (stima Dda). “La produzione nazionale dei rifiuti speciali, nel 2016, si attesta a quasi 135,1 milioni di tonnellate. Il dato complessivo tiene conto sia dei quantitativi derivanti dalle elaborazioni delle banche dati Mud che di quelli stimati” (Ispra, maggio 2020).

Ovviamente, stiamo parlando di rifiuti industriali “legali” e quindi dichiarati. Considerando i livelli di evasione fiscale accertata (30% medio in Lombardia e circa 47% medio in Campania) dobbiamo quindi dedurre che esistono e vengono smaltiti in modo obbligatoriamente illecito, di norma sovrapponendoli in modo occulto o ai rifiuti urbani o ai rifiuti industriali “legali”, quantitativi di rifiuti speciali non inferiori a circa 10 milioni di tonnellate/anno in Lombardia e 2,5 milioni di tonnellate/anno in Campania.

Questi sono i rifiuti che generano le “Terre dei Fuochi” in Italia, sconfitte soltanto dal lockdown obbligato delle attività manifatturiere imposto dal Covid-19 , non certo dai controlli dello Stato italiano. I controlli infatti sono inesistenti o insufficienti: basti pensare soltanto che tutto l’enorme movimento in libera circolazione dei rifiuti speciali viene tracciato ancora soltanto da documenti solo cartacei (Mud) facilmente aggirabili con la ormai arcinota “truffa del giro bolla”, inventata dai camorristi campani e ormai patrimonio gestionale acquisito di qualunque imprenditore criminale in tutta Italia.

Il Sistri o un sistema alternativo valido di tracciabilità non cartacea dei rifiuti speciali ancora non esiste e quindi ogni giorno i rifiuti industriali, legali e illegali, vanno ad avvelenare dove vogliono l’Italia e il mondo intero, per una quantità stimata dalla Forestale non inferiore alle 30 milioni di tonnellate/anno ormai qualche decennio fa.

Questa cifra è superiore a quella di tutti i rifiuti urbani prodotti in Italia. “Nel 2016, la gestione dei rifiuti speciali nella regione Lombardia interessa 36,6 milioni di tonnellate (Tabella 2.3.3)”. A questa cifra dobbiamo aggiungere quindi almeno una decina di milioni di tonnellate di rifiuti speciali in nero soltanto lombardi, proveniente da quel 30% di evasione fiscale stimato. E non bastano: “i rifiuti speciali importati, invece, sono circa 2,4 milioni di tonnellate, costituiti quasi nella totalità da rifiuti non pericolosi”: ma senza tracciabilità certificata!

In assenza, non sorprende quindi che le Terre dei Fuochi lombarde, da sempre le prime e le più dannose alla salute pubblica di Italia, portino a scoprire, sempre a posteriori, diverse discariche “legali” addirittura radioattive in province martiri come quella di Brescia.

“Nel 2016, la gestione dei rifiuti speciali nella regione Campania interessa quasi 5,3 milioni di tonnellate”. Considerando il 47% di evasione fiscale medio in Campania, a questa cifra dobbiamo aggiungere quindi non meno di 2,5 milioni di tonnellate/anno di scarti industriali tossici provenienti da attività manifatturiere in nero, che in Campania in gran parte sono scarpe, borse e vestiti.

“Va segnalato che la quantità di rifiuti speciali smaltiti in discarica sul territorio regionale è nulla, non risultando operativa alcuna discarica per rifiuti speciali nell’anno considerato”. Da sempre, e quindi per precisa scelta gestionale, siamo la prima e unica regione d’Europa a “rifiuti zero industriali”. E ci vogliono pure multare, e non premiare!

Di conseguenza, come accertato dalla Magistratura, a seguito della vigenza delle attuali leggi penali in tema di smaltimento illecito dei rifiuti, a partire dal 2014 si è così invertito il flusso dei rifiuti tossici in nero e non sono più i rifiuti tossici lombardi ad essere “tombati” nella discariche illegali campane, ma quelli campani a finire negli impianti “legali” lombardi.

Solo noi Medici dell’Ambiente campani abbiamo non soltanto spiegato chiaramente dal 2006 ai nostri concittadini la patogenesi del danno alla salute da smaltimento illecito dei rifiuti industriali costringendoli a ribellarsi in modo energico, ma addirittura siamo stati costretti a farlo ora pure nella nobile e laboriosa Lombardia, dove in nome del lavoro ma soprattutto del profitto si è troppo perso di vista l’interesse e la tutela della salute pubblica.

In un solo mese e mezzo, l’uragano Covid ha dimostrato quanto avessimo ragione, non solo in Campania, ma purtroppo anche in Lombardia. Quando ci decideremo ad avere un lavoro che ci permetta di vivere con dignità e non uccidere noi stessi e i nostri figli per lo smaltimento illecito di quantità sempre maggiori di rifiuti speciali, industriali e tossici per l’incremento, e non la scomparsa, del lavoro nero in tutta Italia?

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