Il mondo della street art si mobilita contro la violenza sulle donne e organizza un’asta di artiste donne per le donne che si terrà a partire da oggi fino al 14 giugno sul sito www.artbid.it.

Tutto questo è Art’s Angels il progetto ideato da Mauro Pallotta, in arte Maupal, artista di fama internazionale insieme a Associazione Domna e Associazione Jeos, con il supporto di Fondazione Pangea Onlus (www.pangeaonlus.org), Fscire Fondazione per le Scienze Religiose Fairtrade Italia e il collettivo artistico Darehood.

L’obiettivo è quello di fornire possibilità alle donne che vivono condizioni di violenza: donne che come Pangea Onlus abbiamo incontrato e ascoltato in tanti anni di attività. E proprio per questo i proventi delle vendita delle opere andranno a sostenere il lavoro degli sportelli antiviolenza Reama (www.reamanetwork.org) della Fondazione.

Settantacinque artiste di fama nazionale e internazionale si sono messe così in gioco e hanno deciso di mettere a disposizione altrettante opere, che sarà possibile vedere e acquistare sul sito https://artbid.it/. Il progetto ha avuto anche il sostegno di Jo Squillo, da sempre impegnata a combattere le discriminazioni e la violenza di genere, che ha donato una maglia dell’iniziativa “Wall of dolls – Il muro delle bambole” da lei ideata: il progetto, nato come installazione artistica, è divenuta poi uno dei simboli contro i femminicidi e la violenza sulle donne.

Unico partecipante uomo in gara è Maupal, che ha donato un’opera di grande attualità dal titolo “I can’t breathe”. “I can’t breathe – afferma Maupal – è ormai uno slogan che, dopo esser diventato il simbolo della rivolta antirazzista negli Usa, per la morte dell’afro-americano George Floyd, ora sta dilagando anche per rappresentare la lotta verso altre e diverse oppressioni. Non respirano nemmeno milioni di donne oppresse da varie forme di violenza di genere, sono spesso in catene e, per cambiare lo stato delle cose, quelle catene bisogna distruggere a morsi e con gli occhi della tigre”.

“Non per tutte le donne nel periodo di restrizioni dovute al Covid-19 la casa è stata un luogo sicuro – afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice della rete antiviolenza Reama – Per chi vive la violenza domestica questi mesi hanno rappresentato una doppia trappola perché è aumentato l’isolamento imposto dall’uomo maltrattante e quello verso il mondo esterno. A tutto ciò si è sommato il disagio dei loro bambini, vittime collaterali di violenza assistita, senza scuola, sport o luoghi dove confidare quello che avviene in casa”, afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus.

Anche l’Onu ha dichiarato che in isolamento e dunque sotto l’emergenza Covid-19 il livello già diffuso di violenza domestica è aumentato.

“Fondazione Pangea Onlus – prosegue Lanzoni – si è fin da subito mobilitata. Le donne hanno continuato a scrivere ai nostri due sportelli online gratuiti (sportello@reamanetwork.org per la violenza psicologica, fisica, stalking etc. e miaeconomia@reamanetwork.org per chi subisce violenza economica). Le abbiamo orientate ai servizi o dato loro indicazioni su come comportarsi a seconda delle esigenze e dei bisogni. Abbiamo lavorato con la rete antiviolenza Reama – promossa da Pangea due anni fa – i cui centri e gli sportelli antiviolenza aderenti hanno continuato a fornire servizi, riadattandoli e ripensandoli per coloro che erano chiuse in casa con i maltrattanti, spesso anche con i loro figli e figlie. Anche oggi, nella fase post Covid, Pangea sostiene le donne che hanno vissuto violenza e i loro figli e figlie perché dopo l’emergenza nasce il bisogno.

“Le discriminazioni e le violenze basate sul genere vanno combattute afferma Alessia Conti di Associazione Domna – così come l’empowerment e il cambiamento vanno valorizzati. Entrambi i processi appartengono a tutti noi esseri umani: donne, uomini, transgender e gender free. Art’s Angels è per loro e per tutte le donne che vogliono un nuovo futuro”.

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