In attesa di studi validati e riconosciuti dalla comunità scientifica sulla affievolita carica virale di Sars Cov 2 la cronaca segnala che il declino dei contagi potrebbe mettere a rischio alcuni studi e anche i test per uno dei vaccini candidati: quello di Oxford. “In Italia abbiamo decine di studi clinici pronti a partire su Covid 19, ma non abbiamo i pazienti candidabili da inserire. Sembra non esserci patologia grave e sembra non esserci grandissima circolazione del virus. I dati di ieri della Protezione civile – spiega Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e componente della task force Covid della Regione Liguria – misurano un incremento di nuovi casi in quasi tutte le Regioni dell’0,1%”. Se i dati sono positivi, “non deve essere un liberi tutti, non è questo il messaggio. La malattia è diversa da prima, ma il virus c’è ancora, per questo occorre mantenere le distanze, usare la mascherina e lavarsi sempre le mani. Queste misure almeno per il mese di giugno sono determinanti – dice l’infettivologo all’Adnkronos – poi potremo ragionare sul futuro quando l’epidemia sarà sotto controllo“.

Il calo dei contagi rischia invece nel Regno Unito di rallentare se non compromettere la sperimentazione sulla quale sta lavorando da mesi l’Università di Oxford in tandem con l’azienda Advent Irbm di Pomezia. Un vero paradosso, quello in cui si trovano i ricercatori del Jenner Institute, dove sono in corso i test al momento più avanzati in Europa su un prototipo: se il virus circolerà a bassi livelli, gli scienziati non potranno controllarne l’efficacia. “È una corsa contro il tempo prima che il virus sparisca – ha dichiarato qualche giorno fa il professor Adrian Hill, coordinatore del programma di test, citato dai media britannici -. In precedenza avevamo detto che c’era l’80% di possibilità di sviluppare un vaccino efficace entro settembre. Ma ora quelle possibilità si sono ridotte al 50%. Ci troviamo in questa bizzarra situazione che vogliamo che il Covid resista, almeno ancora per un po’”. La sperimentazione sul vaccino, conosciuto come ChAdOx1 nCoV-19, hanno coinvolto finora una parte di una campione di un migliaio di adulti sani, tra i 18 e 55 anni. Secondo il protocollo, presto la seconda e terza fase dovrebbero prevedere la somministrazione ad un numero più ampio (10mila volontari), estendendo anche l’età del campione a bambini ed anziani. Al momento si stima però che solo lo 0,25% della popolazione britannica sia infetto, una percentuale destina a ridursi ulteriormente se continueranno a funzionare le attuali misure di lockdown, rendendo sempre più difficile le verifiche“.

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