Novanta secondi netti e la legge è approvata. Il consiglio regionale più veloce del west, quello della Calabria, ha pensato di dare una aggiustatina alla legge che reintroduceva il vitalizio, cambiandogli nome (ora infatti si tratta di una pensione) e che statuiva almeno cinque anni di onorato servizio e almeno sessant’anni di età per raccogliere il frutto del lavoro svolto.

Qualche giorno fa, in una fantastica seduta del consesso, una leggina ha previsto per i consiglieri più sfortunati che non riuscissero a completare i cinque anni per via di un accidenti legale, elezione annullata dal Tar, di una congiuntura politica, legislatura sciolta anzitempo, o di una sciagura giudiziaria – improvviso arresto per ordine di un procuratore giustizialista – una via d’uscita, o propriamente via di fuga.

Reclusi o a piede libero, annullati o solo sciolti, i consiglieri possono versare i contributi autonomamente al fine di raggiungere la soglia minima dei cinque anni di mandato e godere così quel che gli spetta.

“La norma si illustra da sé” ha riferito il relatore del salvacondotto Giuseppe Graziano (Udc), rifiutando di illustrarla per non far perdere tempo alla Calabria.

E così, precipitevolissimevolmente, la norma è divenuta legge. Novanta secondi netti.

Hanno persino fatto finta di votare. Guardate il video.

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