Non si è trovato per caso sulla traiettoria di quei colpi, Bruno Ielo. Non era un passante, uno spettatore, una vittima casuale come purtroppo, dalle mie parti, è capitato troppo spesso. No. Il 25 maggio 2017 Ielo è caduto sotto i proiettili della ‘ndrangheta a causa di una colpa precisa, gravissima, imperdonabile. Una colpa che si chiama coraggio, integrità, schiena dritta. La stessa colpa che gli aveva impedito di arrendersi e darla vinta alle cosche l’anno prima, quando si era salvato miracolosamente da un altro tremendo attentato.

Ma chi era Bruno Ielo? Un giudice? Un politico? Una personalità in vista della società calabrese? Tutt’altro. “Era un tabaccaio”, risponderebbe chiunque ha sentito la notizia del suo assassinio. “Un ex carabiniere”, potrebbe aggiungere chi ha letto con più attenzione. Ed entrambi direbbero la verità: dopo aver vestito in gioventù la divisa dell’Arma ed essere stato successivamente direttore amministrativo presso la scuola media che ho frequentato anch’io, negli ultimi anni Ielo aveva aperto una rivendita di tabacchi. E lo ha fatto senza chiedere il permesso ai boss del quartiere, quindi è stato soggetto prima a ricatti e intimidazioni e infine, quando era chiaro che non si sarebbe mai piegato, è stato ucciso.

In questi giorni, in occasione dell’anniversario di quel delitto infame, Poste Italiane hanno voluto ricordare il tabaccaio coraggioso in un modo particolare e, a modo suo, molto poetico: l’emissione di un francobollo dedicato proprio a Bruno Ielo, con il suo ritratto in primo piano. Sullo sfondo, altre emissioni filateliche tra cui spiccano quelle dedicate ad altre vittime delle mafie e la caratteristica insegna dei tabaccai, con il numero 92 che contraddistingue la rivendita di Ielo, in cui oggi lavora – con la stessa tenacia del padre – la figlia Daniela. L’iniziativa, partita qualche mese fa da un appello di Stefano Massini a Piazzapulita, parte dall’ovvio presupposto che sono proprio i tabaccai a vendere i francobolli, e diventa un ricordo semplice, significativo, a mio parere bellissimo.

Most Of My Heroes Still Don’t Appear On No Stamp”: “la maggior parte dei miei eroi non sono ancora sui francobolli”, si intitolava un disco dei Public Enemy che ovviamente sto riascoltando proprio adesso. Non ho difficoltà a immaginare Bruno che sorride imbarazzato, stemperando la solennità dell’omaggio filatelico con una battuta ironica e pacata allo stesso tempo, come era lui. E la definizione di eroe non solo la rifiuterebbe, ma direbbe che non dobbiamo avere il mito dell’eroe, che l’eroe collettivo deve essere la gente che lotta insieme. Perché Bruno Ielo era anche questo: una persona impegnata, schierata da decenni nelle lotte sociali della nostra terra. E i primi ricordi che ho di lui, quando ero bambino, lo vedono in prima fila non soltanto alle assemblee e riunioni, ma sui territori, dovunque ci fosse da difendere il diritto e la dignità collettiva. Sempre lì, insieme ai miei genitori e a tante delle persone che, negli anni, mi sono diventate più care. Ed ecco perché non si è trovato per caso sulla traiettoria di quei colpi. Perché Ielo è la differenza che passa tra fare la brava persona ed essere davvero una brava persona. Senza grancassa, senza presunzione, ma anche senza un briciolo di paura, fino alle conseguenze più estreme.

Se, dall’Altro Lato, esiste una specie di caffetteria, in questo momento è seduto a chiacchierare con altri due dei nostri morti: il mugnaio Rocco Gatto e il musicista Totò Speranza. Sorride appena, con la sua solita aria calma, mentre parla di coraggio e futuro.

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