Dopo una pausa di tre mesi dovuta all’emergenza coronavirus, il mondo della politica comincia a riprendere confidenza con i ritmi pre pandemia. E con la Fase 2 tornano pure i vertici sulla giustizia, che hanno animato il dibattito interno all’esecutivo sia durante il governo gialloverde che negli ultimi mesi del governo Conte 2. Il guardasigilli Alfonso Bonafede ha convocato per domani, martedì 26 maggio, un vertice di maggioranza al ministero di via Arenula. Sul tavolo la riforma del Csm.

Le nuove intercettazioni dall’inchiesta di Perugia, l’Anm a pezzi dopo le dimissioni del presidente, Luca Poniz (Area), e del segretario, Giuliano Caputo (Unicost), e infine la nota dei Area che punta il dito contro la mancanza di fermezza di Unicost, hanno mandato nuovamente in fibrillazione il mondo della magistratura italiana. E il ministro è tornato a mettere in cima la sua agenda una riforma del Csm per depotenziare la grande influenza delle correnti. Allo studio vari schemi per riformare la legge elettorale di Palazzo dei Marescialli: si va dal sorteggio dei candidati, proposta sempre rifiutata dal Pd, a un nuovo schema con collegi elettorali molto piccoli e ballottaggi.

“Il vero e proprio terremoto che sta investendo la magistratura italiana dopo il c.d. Caso Palamara impone una risposta tempestiva delle istituzioni. Ne va della credibilità della magistratura, a cui il nostro Stato di diritto non può rinunciare – ha scritto ieri Bonafede su facebook -. Nel mio discorso al Senato di mercoledì, tra i progetti da cui ripartire nel settore della giustizia, ho fatto riferimento alla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura: adesso non si può più attendere. Questa settimana porterò all’attenzione della maggioranza il progetto di riforma, su cui tra l’altro avevamo già trovato un’ottima convergenza poco prima che scoppiasse la pandemia”. Un annuncio che ha subito trovato l’appoggio del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, che ha scritto su twitter: “Non possiamo permettere che la credibilità e l’autorevolezza della magistratura vengano minate da fatti come quelli emersi dal caso Palamara. Per dissipare tutte le ombre e le opacità è urgente intervenire con la riforma del Csm come annunciato dal ministro Alfonso Bonafede”.

“Le intercettazioni che sono emerse dal procedimento in corso davanti alla magistratura di Perugia rivelano un groviglio di manovre e spesso anche di baratti che hanno consentito a molti di parlare di un suq per quanto riguarda la nomina di questo o quel magistrato a questo o quel posto direttivo”, commenta il magistrato Gian Carlo Caselli, già procuratore di Torino e Palermo. “E’ evidente l’effetto di queste intercettazioni – aggiunge – una specie di tsunami su Anm, Csm e magistratura in generale. E’ assolutamente necessario e urgente che Anm e Csm facciano autocritica in vista di una autoriforma del sistema, offrendo ogni collaborazione agli organi competenti, a partire dal ministro. Tutto questo anche per evitare o per giocare d’anticipo rispetto a proposte che potrebbero essere non di riforma, ma di vendetta nei confronti della magistratura, da parte di chi non ne ha troppo gradito la sua attività indipendente”.

“Bisogna cambiare. La riforma elettorale del Csm va bene ma non è la cura necessaria in questo momento. Io credo in una riforma più profonda e radicale: vanno abolite le carriere dei magistrati“, è l’opinione dell’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, oggi parlamentare europeo del Pd, al programma Gli Inascoltabili in onda su Nsl Radio e TV. “La norma prevista dall’art 107 terzo comma della Costituzione – continua Roberti – dice che i magistrati si distinguono fra di loro solo per diversità di funzioni e questa norma, insieme all’inamovibilità, è posta a presidio del sacro principio dell’indipedenza dei magistrati. La carriera non è contemplata dalla costituzione proprio perché costituisce spesso una tentazione di schierarsi e appartenere a questa o quella corrente per avere un cursus honorun carrieristico. Gli incarichi direttivi per i magistrati dovrebbero essere solo una parentesi, che si apre e poi si chiude, e il magistrato torna a fare il magistrato ‘semplice”‘.

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