In attesa che il consiglio del Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati si riunisca lunedì, una nota di Area, che esprimeva il presidente, Luca Poniz, che ieri si è dimesso, spiega il motivo del passo indietro all’indomani della pubblicazione di un nuovo filone di intercettazioni depositate agli atti dell’inchiesta della procura di Perugia su Luca Palamara, già numero uno dell’Anm e consigliere del Csm. Dalle carte degli inquirenti umbri continuano a emergere manovre di palazzo per piazzare candidati benvoluti, alleanze tra correnti, carriere indirizzate. Uno scandalo – con le correnti che si dividevano le nomine anche dei capi degli uffici giudiziari – che l’anno scorso aveva provocato un doppio terremoto all’interno del Consiglio superiore della magistratura e nella Anm stessa. E che aveva portato alla poltrona di presidente Poniz,

“I resoconti di stampa sulla posizione del presidente Poniz e di Area nel Cdc dell’Anm non rispecchiano i fatti – si legge nella nota – Ieri è emerso che la componente di Unicost non sembra in grado di mantenere la posizione di fermezza assunta un anno fa: per questo sono venute meno le condizioni che ci avevano indotto ad assumere la guida dell’Anm e per questo, e solo per questo, il presidente Poniz e il gruppo di Area hanno fatto un passo indietro”. Unicost, corrente di centro, è quella più colpita dall’indagine perché dominata da Palamara, ma esprimeva il segretario dell’An Giuliano Caputo. Per Area, “a giugno scorso si è insediata una nuova giunta guidata da Poniz che ha messo al centro del programma questione morale e rilancio di Anm. In quel progetto era coinvolta anche Unicost perché, diversamente da Magistratura Indipendente, aveva dimostrato di sapere prendere le distanze da chi, tra i suoi componenti, era coinvolto nello scandalo“. Ad un anno di distanza, “è partita un’operazione mediatica di diffusione di ulteriori conversazioni che documentano altri episodi, diversi da quelli che giustificarono le dimissioni di componenti del Csm, ma espressivi di un malcostume”, lo stesso “denunciato dal presidente Poniz e col quale Area fa e ha iniziato a fare i conti da tempo”. Di fronte a questo quadro, “l’Anm ha bisogno di parole forti e chiare. Se qualche componente della giunta non è in grado di pronunciarle, Area non può farne parte“.

Gli ultimi ‘scampoli’ usciti dal pozzo senza fine dei contatti del telefonino di Palamara, che il pm di Roma ora sospeso da funzioni e stipendio era solito conservare, lo immortalano mentre parlando con un collega – il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma, estraneo all’inchiesta – dice che Matteo Salvini “va fermato”, proprio mentre l’ex ministro dell’Interno è sotto indagine in Sicilia per i porti chiusi ai migranti. Dalle trascrizioni, pubblicate da giorni su alcuni quotidiani, emergono anche contatti molto stretti, tra Palamara, l’ex presidente dell’Anm Giovanni Legnini, e alcuni giornalisti. Il contraccolpo è forte, proprio nel giorno in cui si commemorano i 28 anni della strage di Capaci, i vertici dell’Anm lasciano il mandato, dopo una riunione fiume nella sede del ‘parlamentino’ delle toghe, in Cassazione, all’ultimo piano del ‘Palazzaccio’. Nella Giunta dell’Anm adesso rimane solo la corrente di Autonomia e Indipendenza, guidata da Piercamillo Davigo. Domani i gruppi faranno valutazioni per capire come proseguire e vedere se c’è una nuova maggioranza o equilibri tali per cui una nuova compagine possa traghettare l’Anm fino alle elezioni previste per fine ottobre. Solo due giorni fa, giovedì, si era consumata l’ultima ‘vendetta’ del trojan di Palamara, culminata nella decisione del Csm di trasferire dalla Procura nazionale antimafia il pm Cesare Sirignano, intercettato mentre parla di nomine con il pm di Roma.

“In queste ultime settimane abbiamo chiesto un maggior spirito di condivisione del lavoro, senza tatticismi, al fine di rilanciare l’azione di Giunta, per ripristinare il rapporto di fiducia fra magistrati e Csm e, pur consapevoli della diversità delle vicende, assumere un’altrettanto decisa presa di posizione in relazione alle chat pubblicate sui giornali, senza limitarsi ad evidenziare che era in atto una campagna di stampa – si legge in una nota di Unicost – Non abbiamo rinvenuto né sul metodo di lavoro né sui contenuti nella componente di Area una fattiva disponibilità a un cambio di passo nell’azione di Giunta, come richiesto dal momento che stiamo vivendo”. “Né una volontà a fare ciò che da maggio scorso noi stiamo facendo: una necessaria, seria e profonda autocritica, da parte di tutte le componenti dell’Anm, dunque anche da parte di Area, in merito ad un sistema che ha condotto al carrierismo e al correntismo come emerge dalle chat pubblicate giorno dopo giorno“, rileva la nota firmata da Mariano Sciacca e Francesco Cananzi. “Abbiamo dovuto registrare come la possibilità di un serio lavoro comune sia stata compromessa da un pregiudizio sulla moralità altrui, sulla validità del contributo offerto dai componenti di Unicost a tutte le iniziative di Giunta di questo anno, dalla incapacità di distinguere fatti e vicende, valorizzando strumentalmente dettagli della campagna di fango in atto”. Secondo Unicost, “quando tutto ciò accade, quando sono state cercate invano, per senso di responsabilità, tutte le strade possibili di dialogo, il percorso comune si deve arrestare”. Stiamo “facendo i conti con un passato pesante ma, in questo percorso di rinnovamento”, Unicost “mantiene integra la sua dignità, senza sudditanza verso nessuno e senza la spiacevole sensazione di dover essere “protetti” da chi ritiene di non doversi porre alcun interrogativo Questo è il tempo di agire per il bene della magistratura, c’è bisogno che tutti i colleghi facciano uno sforzo comune per assicurare, senza tatticismi e con senso di responsabilità, una presenza autorevole dell’Anm in una fase critica come quella attuale, per la credibilità della magistratura” .

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