L’unica certezza è la nazionalizzazione. Con il decreto Rilancio è previsto il ritorno di Alitalia nelle mani della Stato: il provvedimento prevede la nascita di una nuova società di trasporto aereo “interamente controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze ovvero controllata da una società a prevalente partecipazione pubblica anche indiretta”, con una ricapitalizzazione di 3 miliardi di euro. Dopo tre anni di amministrazione straordinaria (dal 2 maggio del 2017) e dopo il tentativo andato a vuoto con l’operazione guidata dalle Fs con Atlantia e un partner internazionale, il Governo è chiamato ora a deliberare la costituzione della newco, mentre spuntano gli interessi da parte di investitori stranieri. È il caso di Usaerospace Partners, che si era già fatta avanti nei mesi scorsi, e oggi rilancia chiedendo un incontro al Governo. Ma, oltreoceano, c’è anche un altro potenziale interessamento: German Efromovich, l’imprenditore sudamericano di origine polacca, ex azionista di Avianca, che dopo un anno torna alla carica. La credibilità degli investitori, visti i precedenti, è però ancora tutta da verificare.

“Noi vogliamo voltare pagina e creare una compagnia che abbia successo, che faccia utili e concorra ad essere una infrastruttura strategica per un grande paese a vocazione turistica”, ha detto venerdì sera il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in diretta Fb con Mattia Santori delle Sardine. “Noi crediamo che sia possibile affidare a un management competente e di qualità la gestione della compagnia che faccia utili e sia capace di sviluppare alleanze. E’ una scommessa ma altri paesi hanno dimostrato che è possibile”, ha aggiunto Gualtieri, concludendo che “un grande Paese come l’Italia può e deve avere una efficiente compagnia aerea“.

Proprio dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Rilancio, con la conferma della dote da 3 miliardi per la nuova Alitalia, la statunitense Usaerospace Partners si è fatta avanti e ha formalizzato una richiesta di incontro ai ministri dell’Economia Roberto Gualtieri, dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e dei trasporti Paola De Micheli. In più, la società ha esplicitato le sue intenzioni sul vettore italiano anche al Parlamento con una lettera alle Commissioni Bilancio e Trasporti di Camera e Senato, in cui si prevede di costituire una holding di partecipazioni di diritto italiano, presieduta dalla presidente del gruppo Usa Michele Roosvelt Edwards, l’assorbimento degli esuberi con un piano quinquennale che prevede una flotta di 150 aeroplani e il posizionamento nell’aeroporto di Fiumicino dell’hub e della sede direzionale e amministrativa.

La società aeronautica USAerospace si dice disposta a investire fino a 1,5 miliardi di dollari. La Presidente Michele Roosevelt Edwards ha inoltre dichiarato che gli incontri saranno la sede che le permetteranno di confermare di essere già stata autorizzata a contrarre linee di finanziamento con un importante istituto statunitense. Nel comunicato la società auspica anche una governance “con piacere aperta, oltre che al governo, ad altri soggetti strategici del sistema Italia“, dicendosi certa che “solo con una grande condivisione si possa portare la nuova compagnia ad essere una grande società, simbolo di una nuova grande Italia“.

USAerospace è però un gruppo poco noto: le cronache raccontano del salvataggio, lo scorso settembre, della compagnia Wow Air. Da quando la Roosevelt Edwards ha preso le redini della low cost islandese, si attende però ancora il decollo del primo volo: la tratta tra l’Islanda e gli Stati Uniti doveva essere operativa già a ottobre. Poi l’inaugurazione è stata man mano rimandata, fino all’arrivo dell’emergenza coronavirus. Negli Usa, Michele Roosevelt Edwards è soprattutto nota per i suoi affari in Somalia, come riporta affaritaliani.it, tra cui anche la controversa gestione del sequestro di una nave cargo ucraina, in cui da intermediaria fu accusata di far lievitare il prezzo del riscatto. Tra le diverse controllate del gruppo USAerospace, c’è anche la Oasis aviation group, società che fa servizi cargo tra Usa e Africa, con sede proprio a Mogadiscio.

L’altro investitore che ha ribadito l’interesse per Alitalia è l’imprenditore German Efromovich: con il suo gruppo Synergy si dice pronto a investire un miliardo di euro: “Non ci vogliono tre miliardi di euro per fare gestire questa azienda, è troppo”, ha dichiarato il 70enne boliviano, aggiungendo: “Non ho problemi con una partnership. Ma se dovessi farlo con il settore pubblico, porrei solo a una condizione: zero interferenze politiche“. Efromovich è il fondatore ed ex patron della compagnia colombiana Avianca. Già nel luglio scorso si era fatto avanti per unirsi alla cordata Fs-Mef-Delta Airlines, ma allora i suoi requisiti economico-finanziari erano stati ritenuti insufficienti. Efromovich è stato estromesso dal consiglio di amministrazione di Avianca a seguito del default sul debito, che ha portato la United Airlines a prendere il controllo della compagnia. L’imprenditore nel 2017 è stato inoltre coinvolto nei Panama papers dai quali è emerso come Avianca Holdings, scrive Agi, fosse collegata a più di 20 aziende situate in paradisi fiscali.

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