Promossa con riserva. La ministra all’Istruzione Lucia Azzolina ha superato l’esame più difficile: quello di avere l’approvazione delle organizzazioni sindacali e dell’associazione nazionale presidi in merito alle misure di sicurezza per la maturità 2020. Sia chiaro: i dirigenti scolastici avrebbero preferito un esame a distanza come ribadito nella loro lettera alla ministra, ma di fronte al documento del comitato tecnico scientifico presentato stamattina da Agostino Miozzo e da Alberto Villani con la Azzolina, depongono le armi pur manifestando ancora qualche dubbio.

La prima questione da affrontare è quella delle misure di pulizia e di igienizzazione. Miozzo, durante la conferenza stampa tenuta in viale Trastevere, ha chiarito che non sarà necessario un intervento di bonifica. Il documento parla della necessità di una “pulizia approfondita con detergente neutro di superfici in locali generali” e di “operazioni da fare al termine di ogni sessione”. Secondo Antonello Giannelli, presidente dell’Anp “i soldi non mancano” per assicurare l’acquisto dei prodotti necessari ma potrebbe essere necessario richiamare al lavoro quei collaboratori che a seguito dell’emergenza sono stati costretti a restare a casa. Dello stesso parere Lena Gissi, segretaria nazionale della Cisl Scuola: “Vanno prorogate le supplenze che terminano il 30 giugno e bisogna pensare d’intervenire con un’impresa di pulizie laddove si verifichino delle emergenze”.

Qualche preoccupazione in più c’è per l’uso delle mascherine. Il comitato tecnico scientifico ha previsto che “i componenti della commissione dovranno indossare per l’intera permanenza nei locali scolastici mascherina chirurgica che verrà fornita dal dirigente scolastico che ne assicurerà il ricambio dopo ogni sessione di esame (mattutina/pomeridiana). Il candidato e l’eventuale accompagnatore dovranno indossare per l’intera permanenza nei locali scolastici una mascherina chirurgica o di comunità di propria dotazione; si definiscono mascherine di comunità”. Secondo Giannelli anche in questo caso non vi sono problemi di fondi ma di rispetto delle regole: “Portare per cinque o più ore una mascherina con il caldo non sarà per nulla facile. Dobbiamo tenere in considerazione inoltre che spesso nella commissione vi sono persone con più di 55 anni che secondo la comunità scientifica sono le più vulnerabili”. Non è un caso che, infatti, in ben sette regioni gli Usr stiano faticando a trovare i presidenti di commissione. Lena Gissi, invece, ha un’altra preoccupazione: “Speriamo che vi siano forniture a sufficienza e che si trovino mascherine di qualità”.

Altro problema: l’organizzazione degli spazi. Nel documento del Cts si parla di “ingresso” e “uscita” differenziati: “Sarebbe opportuno, compatibilmente con le caratteristiche strutturali dell’edificio scolastico, prevedere percorsi dedicati di ingresso e di uscita dalla scuola, chiaramente identificati con opportuna segnaletica di “Ingresso” e “Uscita”, in modo da prevenire il rischio di interferenza tra i flussi in ingresso e in uscita, mantenendo ingressi e uscite aperti”. Ma non per tutti sarà così facile rispettare questa indicazione. “Non tutte le scuole – dice Giannelli – hanno un doppio portone”. E Lena Gissi aggiunge: “E’ chiaro che dove non sarà possibile avere un ingresso e un’uscita bisognerà intervenire magari attraverso gli enti locali che dovranno attrezzare gli edifici per l’occasione”. Un’ultima questione che non rientra nel documento del Cts la solleva Giannelli: “Se il Governo ha deciso che l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo si svolga a scuola, non è giusto far ricadere sui dirigenti la responsabilità del contagio a danno di chicchessia. L’articolo 42 del decreto-legge 18/2020 ha equiparato questo evento ad un infortunio sul lavoro. Può mai risponderne un dirigente scolastico?”.

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