Era stato il primo a notare Robert Gallo, in tempi non sospetti, i movimenti sull’asse est-ovest e a determinate latitudini e temperature del coronavirus, ipotizzando, come del resto è avvenuto, che non era scontato che anche il sud del mondo fosse devastato dall’epidemia. Dopo questa riflessione i ricercatori hanno cominciato a verificare un eventuale nesso o possibile correlazione e alcuni studi sono in dirittura d’arrivo anche in Italia.

Ora lo scienziato che ha legato il suo nome alla scoperta dell’Hiv, il virus dell’Aids, dedica il suo lavoro di virologo a una battaglia altrettanto dura: quella contro Sars Cov 2. In una intervista al quotidiano L’Avvenire il professore si dice convinto che questa crisi sanitaria sarà superata soltanto dallo sviluppo di un vaccino, cui si sono già scatenate vere e proprio battaglie economiche e politiche prima ancora di averlo realizzato. Ma che potremmo, nell’attesa, usando quello contro la poliomielite, come aveva già dichiarato in una intervista a La Repubblica.

Lo scienziato, come riporta Avvenire, parla del Sabin (Opv), che è il virus orale attivo, non utilizzato in Italia, dove si usa il Salk, cioè la forma inattivata. I vaccini contro la polio hanno consentito di debellare la malattia. Per Gallo è “improbabile” che il virus, che scatena Covid 19, possa sparire come avvenuto per Sars e quindi il vaccino specifico sarà l’unica arma.

Alla domanda sul perché stia lavorando per usare il vaccino della polio contro il coronavirus Gallo risponde: “Perché il vaccino orale contro la poliomielite è sicuro – è stato somministrato a miliardi di persone, senza complicazioni – e produce una forte immunità innata nel paziente, quindi attraverso una risposta del sistema immunitario rapida ma non specifica. Credo anche, però, che esso non possa funzionare molto a lungo. Tuttavia, malgrado quest’ immunità non duri probabilmente più di alcuni mesi, questo vaccino potrebbe essere usato più volte, magari abbassando la curva dei contagi e dandoci un anno o più, per trovare unv accino specifico contro il Covid-19″. Un’idea nata dopo un confronto con un virologo russo, Konstantin Chumakov.

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