I Dpcm passeranno dal Parlamento e le limitazioni per i cittadini avranno criteri più stringenti. Sono due punti di novità del decreto Covid approvato dalla Camera in prima lettura. Il provvedimento ha incassato 241 sì con 166 no e 5 astenuti e ora passerà all’esame del Senato. Il decreto definisce con legge la durata dell’emergenza coronavirus al 31 luglio, il che implica che il prolungamento dovrà avvenire con lo stesso strumento. Il decreto conferma la possibilità del Governo di ricorrere a Dpcm, ma appunto con criteri e passaggi procedurali nuovi.

Il decreto abroga il primo provvedimento di urgenza, quello emanato dal governo il 23 febbraio e approvato in pochi giorni dal Parlamento all’unanimità. In quel testo veniva introdotto il meccanismo del Dpcm per limitare le libertà dei cittadini al fine di contrastare il coronavirus, ma i poteri dell’esecutivo non erano circoscritti.

Tra le novità introdotte con emendamenti in Aula c’è come detto la parlamentarizzazione dei Dpcm – che avevano suscitato grande dibattito tra giuristi – con il governo che deve illustrarlo alle Camere prima di emanarlo. Un’altra novità, anticipata dai fatti, è la previsione che le limitazioni alla libertà di culto possono essere superate previa la sottoscrizione di un protocollo di Intesa tra l’esecutivo e le singole Religioni. Entrambe le norme sono accolte con soddisfazione dal deputato del Pd Stefano Ceccanti, giurista, che si era battuto in modo “trasversale” (insieme a colleghi di Italia Viva e Forza Italia) per queste modifiche poi approvate con degli emendamenti.

Un ordine del giorno approvato dall’assemblea di Montecitorio e presentato dalla Lega (primo firmatario Igor Iezzi) impegna invece il governo a valutare la possibilità di assumere iniziative di competenza per annullare le multe ai ristoratori che nei giorni scorsi avevano manifestato a Milano.

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