Le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea vincolano “il giudice nazionale per la soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente”. I giudici europei affidano a una nota molto netta la risposta alla sentenza della Corte Costituzionale tedesca che pochi giorni fa ha contestato la legittimità del piani di acquisti di Bond lanciato dalla Bce. Un breve comunicato che arriva dopo “numerose domande” ricevute e che – si sottolinea – rompe la tradizione secondo cui “i servizi dell’istituzione non commentano mai una sentenza di un organo giurisdizionale nazionale”.

Nel breve testo si sottolinea che “eventuali divergenze tra i giudici degli Stati membri in merito alla validità di atti del genere potrebbero compromettere l’unità dell’ordinamento giuridico dell’Unione e pregiudicare la certezza del diritto”. Una osservazione, in realtà, condivisa anche dai giudici tedeschi che proprio alla luce del giudizio ‘superiore’ della Corte avevano sancito la legittimità del programma della Bce, contestualmente all’invito fornire spiegazioni sulla “proporzionalità” del programma di acquisto di titoli. La Corte europea – che già nel 2018 aveva riconosciuto la legittimità del meccanismo del Quantitative easing – ricorda che “al pari di altre autorità degli Stati membri, i giudici nazionali sono obbligati a garantire la piena efficacia del diritto dell’Unione” e conclude ammonendo che “solo in questo modo può essere garantita l’uguaglianza degli Stati membri nell’Unione da essi creata”. In ogni caso, si precisa per evitare ulteriori dibattiti, la Corte “si asterrà da qualsiasi altra comunicazione a questo proposito”.

Il comunicato – si legge – è stata diffuso dalla direzione della comunicazione della Corte di giustizia Ue “in risposta alle numerose domande che le sono state poste dopo la sentenza emessa dalla Corte costituzionale tedesca del 5 maggio 2020 sul programma PSPP della Banca centrale europea”. Nel comunicato, dopo aver ricordato che “i servizi dell’istituzione non commentano mai una sentenza di un organo giurisdizionale nazionale” ed aver messo così in rilievo l’eccezionalità delle circostanze, si precisa che “in linea generale, in base a una giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia, una sentenza pronunciata in via pregiudiziale da questa Corte vincola il giudice nazionale per la soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente. Al pari di altre autorità degli Stati membri – rileva ancora la Corte – i giudici nazionali sono obbligati a garantire la piena efficacia del diritto dell’Unione; solo in questo modo può essere garantita l’uguaglianza degli Stati membri nell’Unione da essi creata”. La Corte, conclude la nota, “si asterrà da qualsiasi altra comunicazione a questo proposito”.

La nota della Corte arriva nel giorno in cui l’Eurogruppo è chiamato a dare il via libera al meccanismo del Mes sanitario per fronteggiare l’emergenza sanitaria Coronavirus e trova sponda nelle parole di Wolfgang Schauble. L’ex ministro delle Finanze tedesco – oggi presidente del Bundestag – è da sempre considerato un falco dell’austerity e un nemico delle politiche della Bce. Ma questo non gli ha impedito di esprimere oggi il suo timore per le conseguenze della sentenza di Karlsruhe. “Può succedere – ha commentato – che in altri paesi membri dell’Ue venga messa in discussione l’esistenza dell’euro, perché ogni Corte costituzionale nazionale può giudicare per sé. La situazione – ha affermato al Redaktionsnetzwerk Deutschland – non fa piacere a nessuno”. Per l’ex ministro delle Finanze “bisogna fare anche di più a livello politico per rafforzare l’Europa”. “È noto – ha detto – che da ministro non sono sempre stato d’accordo con le decisioni della Bce, con tutto il rispetto per la sua indipendenza. Istituzioni indipendenti, che non sono legittimate e controllate democraticamente, devono limitarsi strettamente al loro mandato”, ha aggiunto. “Il giudizio della Bce quindi non è facile da confutare”. Il presidente del Bundestag ha rilevato inoltre “la difficile situazione che si crea se la corte costituzionale tedesca non può riconoscere una decisione della Corte di giustizia europea come vincolante”.

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