Una foiba, una depressione nella terra in cui far sparire gli uomini e le donne, arrivando a negare ai loro cari un funerale…un corpo. Quei buchi nel terreno hanno accumulato durante la storia questo significato. È accaduto durante la seconda guerra mondiale, con migliaia di persone giustiziate e gettate in quei pozzi oscuri nell’ex Jugoslavia. È accaduto ieri, in Siria, dove fra il 2013 e il 2015, lo Stato Islamico ha sommariamente ucciso e scaricato i cadaveri dentro al-Hota, una depressione profonda 50 metri, a 85 km da Raqqa.

“La gola di al-Hota, un tempo un bellissimo sito naturale, è diventata un luogo di orrore e resa dei conti” ha detto Sara Kayyali, ricercatrice siriana di Human Rights Watch, racconta ciò che è accaduto sia lì che presso altre fosse comuni in Siria. “È cruciale per determinare cosa è successo alle migliaia di persone che l’Isis ha sterminato e tenerne conto per perseguire i loro assassini”. Proprio Hrw ha divulgato qualche giorno fa un rapporto su come al-Hota sia diventata la “discarica” di cadaveri nell’arco dei due anni in cui quel territorio è stato sotto controllo del Califfato.

Un’ennesima tomba, anonima, dimenticata che va ad aggiungersi alle altre 20 fosse comuni già scoperte nei territori che erano sotto il controllo di al Baghdadi. Ora il problema: continua a essere difficile la riesumazione dei corpi, l’identificazione e, di conseguenza, il riscontro da parte di molte famiglie che cercano i loro cari scomparsi da anni.

“Qualunque autorità controlli l’area di al-Hota è obbligata a proteggere e preservare il sito”, ha ribadito Kayyali. “Dovrebbero facilitare la raccolta di prove per ritenere i membri dell’Isis responsabili dei loro orrendi crimini, così come quelli che hanno scaricato corpi ad al-Hota prima o dopo le regole imposte dallo Stato Islamico”. Ma così non accade, questo a causa dell’estrema frammentazione di forze sul terreno, ognuna con le proprie regole e priorità.

Queste ultime, le priorità, che seguono astratti schemi politici, hanno i loro effetti drammatici sui civili che senza un processo di giustizia non saranno disposti a chiudersi dietro la tragedia, affrontando un percorso di pace. Eloquenti sono le immagini di un drone, calato dai ricercatori di Hrw, dentro la depressione. Nelle immagini, sei corpi in stato di decomposizione galleggiano in una pozza. Chi sono? Perché sono morti? Bisogna trovare risposta.

Accadeva per le foibe in Jugoslavia; accade parallelamente per quelle in Siria. La Storia non insegna che i morti senza nome non hanno mai pace.

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