Nei giorni scorsi sul manifesto è uscito un appello che critica le numerose bordate che dal cosiddetto (e spesso sedicente) campo liberale e progressista vengono indirizzate al governo Conte. Subito si è schierata l’artiglieria pesante della critica: editorialisti moderati, ex finiani, ex (?) renziani (sono cose diverse?), centristi vari, fan del governo tecnico.

Peraltro non si capisce perché si sentano colpiti, dal momento che l’appello parlava ai progressisti, per l’appunto. Moltissimi, in malafede, hanno preso fischi per fiaschi, per esempio vaneggiando di un appello che promuoverebbe il rifiuto della critica, addirittura l’invocazione di una censura “governista”.

Certo, a vedere chi si è risentito mi pare si possa dire di aver fatto la cosa giusta. Ed è incredibile che nelle stesse ore il giornale che era l’organo del ceto-medio-riflessivo-di-sinistra (sia detto con la mano davanti alla bocca) pubblichi un appello di destra che critica il governo schierando Massimo Boldi e Gianfranco Vissani. Dice: di solito si critica il potere. Certo, ma il potere è proteiforme, non esiste solo il potere politico.

Esistono i poteri mediatici e quelli economico-finanziari, e mi pare sia difficile pensare a una gerarchia, tanto più in quanto essi spesso si saldano e dettano le regole dell’agire politico. Del resto il giorno di Natale del ’53 Giorgio La Pira scriveva al pontefice queste parole: “Voi sapete, Beatissimo Padre, quali sono i potentissimi organismi economici – finanziari ed industriali – che muovono le leve ‘ideali’ di questa stampa”. O forse si vuol dire, guardandosi un po’ attorno al giorno d’oggi, che è il potere politico quello più “forte”? Abbiamo forse dimenticato quando dalla Banca centrale arrivavano letterine coi compiti a casa per l’Italia?

Per quanto mi riguarda, ho sottoscritto l’appello con non poche perplessità. Alberto Arbasino aveva già preso in giro gli intellettuali pronti a firmarne due, tre, dieci al giorno: “su tutti gli argomenti e tutti i paesi: Grecia, Bolivia, Malesia, Messico, Cecoslovacchia, […] venti o trenta nuovi Stati africani oppressi o iniqui, la crisi del cinema, le nuove tendenze del teatro, le nuove forme del romanzo, gli spazi verdi, i movimenti dell’avanguardia, gli aiuti per le rivoluzioni, i sussidi per le ribellioni, le sovvenzioni per le insurrezioni, i versamenti anticipati per le rivolte, le biennali, triennali, e quadriennali, i festival, i convegni, le iniziative, le manifestazioni, le partecipazioni, i coinvolgimenti, i dibattiti, e tutti i problemi dei giovani. Moravia ha sempre già firmato”. E in un’intervista – vado a memoria – mi pare dicesse di non averne mai firmati dal momento che sapeva scrivere da sé.

In realtà ho firmato – forse il primo in vita mia – non perché creda nell’utilità degli appelli (non ci credo), né perché mi piacciano le grandi ammucchiate con persone con le quali magari avrei anche da ridire (politicamente, s’intende), ma per simpatia umana e intellettuale per chi, amichevolmente, me l’ha chiesto un paio di giorni prima della pubblicazione. Ho mandato un paio di modifiche, che sono state accolte, e tanto mi è bastato.

Non sono entusiasta del governo Conte, penso sia stata fatta una marea di errori e non capisco come ancora non si seguano protocolli che ormai sembrano ovvi e inevitabili (il modello veneto, per capirci). Ma penso di poter dire che l’appello parli della gestione dell’emergenza Covid-19, e non sia un giudizio generale sulla sua condotta complessiva: politiche migratorie, lotta alla fame nel mondo o altro. Io almeno così l’ho capita.

In particolare, ritengo che l’appello sia una critica a coloro – ma parliamoci chiaro: agli interessi che rappresentano – che spingono, approfittando proprio di questo particolare frangente, per un cambio di governo e per l’immarcescibile ipotesi del governo cosiddetto “tecnico” (Mario Draghi? La solita figura “istituzionale”?). E non penso che si tratti di una potenza di fuoco da sottovalutare. È grottesco vedere all’opera tali mestatori mentre il paese affronta questa situazione: gente che pensa alla crisi di governo oppure a come risalire dello zerovirgola nei sondaggi.

Assieme a costoro, gli organi di stampa dei poteri economici e finanziari. Da realista, non mi scandalizzo: so di che lagrime grondi, e di che sangue, il potere. Trovo legittimo che si rappresentino degli interessi. Ma mi riservo di esprimere una valutazione critica.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Coronavirus, Gualtieri: “Il condono fiscale non rientra tra le linee politiche di questo governo”

next