È attesa a breve la lista dei test sierologici rapidi accreditati, diversi da quelli Abbott per l’indagine epidemiologica dell’Iss, da utilizzare nei luoghi di lavoro in vista della fase 2. Il virologo Francesco Broccolo, dell’Università Milano Bicocca e direttore del laboratorio Cerba di Milano, spiega all’Ansa che sono circa 200 i test sierologici rapidi in commercio e tra questi la lista attesa dal ministero della Salute dovrebbe indicare quelli che possono dare i risultati più attendibili. I test Abbott, invece, serviranno ai fini dell’indagine epidemiologica.

I test sierologici rapidi per la ricerca degli anticorpi contro il coronavirus e tamponi per la diagnosi dell’infezione in corso dovranno essere i due cardini della fase 2, prescrivibili sia dai medici del lavoro sia dai medici di base. “Sono test diversi da quelli sierologici previsti per le analisi epidemiologiche e che dovranno essere somministrati a 150.000 persone in Italia” conferma Broccolo. Diverso anche il costo dei test rapidi, che dovrebbe essere di circa 20 euro.

Test del genere, definiti anche test orientativi alla diagnosi, forniscono il risultato in tempi rapidi e possono cercare gli anticorpi sia nel sangue sia nel siero; in quest’ultimo caso, ha osservato Broccolo, hanno una maggiore sensibilità ma richiedono un tempo più lungo. “Test orientativo è una definizione corretta – ha proseguito l’esperto – perché aiuta il medico del lavoro, o quello di base, a valutare i rischi”.

Test come questi possono identificare sia gli anticorpi IgM, che indicano se l’infezione risale a una settimana prima, sia gli anticorpi IgG, che indicano che l’infezione è avvenuta da due settimane a mese. Se il test è positivo, ha proseguito il virologo, allora bisogna eseguire il tampone per capire se c’è ancora il virus e se anche il tampone è positivo, allora il lavoratore dovrà andare in quarantena e sottoporsi a tamponi successivi, finché questi non daranno un risultato negativo. Soltanto allora sarà possibile tornare al lavoro in sicurezza.

“È auspicabile – ha rilevato Broccolo – che il test rapido venga fatto al maggior numero di persone possibili in questo particolare momento di riapertura. Per chi non lavora in un’azienda, quindi liberi professionisti o qualsiasi altra categoria di persone, dovrebbero essere prescritti dal medico di base secondo scienza e coscienza e dovrebbero par parte della diagnostica consueta quotidiana”.

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