Smontare le “grandi balle”. Soprattutto quelle americane. Giulietto Chiesa è morto. Il giornalista celebre per la sua corrispondenza Rai da Mosca, durante l’ultimo decennio dell’impero sovietico, aveva 79 anni. Una settimana fa si era sentito male durante una diretta sul suo canale web di PandoraTv, ma ancora nemmeno 48 ore dopo era tornato in video raccontando ancora una volta ascissa ed ordinata del suo radicato antimperialismo americano. Pure con una citazione di Scorsese, da The Irishman: “Usarono perfino la mafia per liquidare la sinistra in America prima che nascesse”. Origini liguri-piemontesi, negli anni Sessanta Chiesa ha passato la sua gioventù tra la maturità classica e la Federazione Giovanile Comunista Italiana. Poi ancora più dentro al PCI nei primi anni Settanta, quelli del trapasso tra la segreteria Longo e quella di Enrico Berlinguer, sia come funzionario locale del partito nel genovese, sia come capogruppo comunista nel consiglio comunale del capoluogo ligure.

È alla fine degli anni Settanta che inizia ad affermarsi come giornalista, allontanandosi non senza polemiche dal partito, diventando corrispondente da Mosca per l’Unità. Corrispondenza che diventa una sorta di lavoro della vita e per la quale verrà ricordato da tutti, comunisti e anticomunisti, proprio durante quegli anni Ottanta dell’arrembante socialismo craxiano che distruggerà le ultime tracce del comunismo classico alla sovietica. Chiesa, nomen omen au contraire, intanto diventa corrispondente dalla Russia in video per diversi telegiornali Rai. È dal riquadro del TG3 che impariamo a distinguere il suo mezzo busto con accanto il Cremlino e quella faccia che sembrava un innesto naturale tra Breznev (la parte di sopra con le sopracciglia arcuate, fronte ampia e capelli corti brizzolati) e Stalin (la parte di sotto, quella dei baffoni), più quel taglio sottile di occhi da tagiko/uzebko.

Dal 1991 abbandona l’area di riferimento politica legata al comunismo italiano, diventando una sorta di battitore libero, esperto di questioni internazionali, soprattutto dell’eterno conflitto Usa-Urss andato ben oltre la fine, impossibile, della Guerra Fredda. Da cremlinologo anni Ottanta affronta senza troppo invaghirsi la glasnost gorbacioviana e poi l’arrivo di Putin senza essere troppo schizzinoso. L’architrave del suo pensiero politico critico sarà sempre con un’occhiata di favore per l’area russa e con una di biasimo verso gli yankee. Troppo forte il legame emotivo con l’Unione Sovietica che diventa Russia, troppo lontano dalla visione liberal alla Veltroni di un qualsiasi partito “democratico” occidentale il suo impianto morale e culturale socialcomunista. L’evento che fa da detonatore rispetto ad una distanza tra le parti, peraltro mai voluta, è quando anno dopo anno si assommano incongruenze su incongruenze riguardo gli attentati dell’11 settembre 2001.

Nel 2007, infatti, produce e dirige, assieme a Franco Fracassi e Francesco Trento (altro giornalista de La Stampa, giornale in cui Chiesa aveva scritto per qualche anni ad inizio Novanta), Zero – Inchiesta sull’11 settembre, un documentario di controinformazione con le voci e la presenza di Dario Fo, Lella Costa e Moni Ovadia per spiegare come i terribili crash sulle Twin Towers, sia la presidenza Bush che i servizi segreti Usa se li siano preparati da soli. Apriti cielo. Chiesa, che nel 2004 era stato eletto come parlamentare europeo nella lista Società Civile Di Pietro – Occhetto Italia dei Valori, raccogliendo decine di migliaia di voti in ben tre circoscrizioni, comincia una sorta di auto isolamento web per una produzione autonoma e indipendente dell’informazione sul tema delle relazioni internazionali.

Prima che arrivassero gli scritti e i video di Pandora Tv (spazio web alternativo in collaborazione tra gli altri con Diego Fusaro, Franco Cardini e Fulvio Scaglione), le ospitate a ByoBlu di Claudio Messora, o ancora a LuogoComune.net di Massimo Mazzucco, Chiesa aveva fin dai primi anni Duemila attivato una pagina web personale, a livello metodologico come Beppe Grillo, nome cognome punto it, dove raccoglieva suoi editoriali e spunti di riflessione. Un web fai da te antesignano dei social (“Facebook è uno strumento di controllo prodotto dalla Cia”, ha sempre spiegato in maniera risoluta) che lo ha portato ad oscillare politicamente per diversi anni, ancora con un avvicinamento alla candidatura di Giancarlo Cancellieri del Movimento 5 Stelle alla presidenza della regione Sicilia nel 2012, e di nuovo tra il 2017 e il 2018 assieme all’ex magistrato Antonio Ingroia nel fondare Lista del Popolo per la Costituzione che però ottenne alle politiche del 2018 un irrisorio 0.02%.

Solo nell’ultimo lustro l’aspra franchezza e il fervente antiamericanismo l’hanno portato ad essere sempre più vicino a Putin e a continuare nella demolizione di quelle che lui ha sempre definito con straordinaria decisione le “grandi balle” raccontate dagli americani, in particolar modo sul fronte della guerra in Siria e sull’Europa. “Putin vuole un’Europa forte, l’America ci vuole subalterni”, ma anche “il Trattato di Lisbona va buttato via, bisogna eleggere una costituente per disegnare una nuova Europa”. Definirlo un “complottista” generico e infervorato – scie chimiche, prima e 5G di recente – ne ridurrebbe la sagacia culturale e la preparazione storico politica, nonché l’esperienza sul campo. Chiesa è stato un eccellente giornalista di politica internazionale che ha vissuto non senza dolore la fine delle ideologie del Novecento, senza mai perdere umanità ed etica, insinuando sempre un dubbio più, esponendo le ragioni anche dei “cattivi” politici di turno così dipinti dalla stampa mainstream. Così l’ha ricordato il suo amico Vauro: “Ricordo i suoi occhi lucidi di lacrime, a Kabul, davanti ad un bambino ferito dallo scoppio di una mina. È morto un uomo ancora capace di piangere per l’orrore della guerra. I suoi occhi sono un po’ anche i miei”.

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