Lunedì sono ripartire le attività produttive non essenziali in tutta la Spagna. Sì, anche nella colpitissima Comunidad de Madrid. Non è un liberi tutti, ma è il primo passo di un processo graduale di scongelamento che in Italia verosimilmente comincerà solo il 4 maggio e in Francia l’11.

Impossibile dire, almeno a breve termine, se la prima “fase due” d’Europa sarà un successo o una Caporetto che allungherà la convalescenza di quello che è, in rapporto alla popolazione, il Paese più colpito al mondo dal Covid-19. Il fatto è che, visto il decorso lento della patologia, se l’allentamento delle misure produrrà o meno una nuova esplosione del contagio lo sapremo non prima di un paio di settimane, a danno praticamente fatto.

Per gli altri paesi è sicuramente un’occasione per sperimentare un modello, e la Spagna sarà per tutti avamposto della fase due, come triste cavia europea della fase uno fu l’Italia, ormai oltre due mesi fa. E’ davvero così importante osservare cosa accadrà? Premetto che, non essendo un infettivologo e aborrendo le ciarle di chi non ha competenza, il mio vuole essere un interrogativo di tipo politico-sociologico, non certo sanitario.

A mio avviso lo è, e molto. Perché se è vero che la Spagna non è il primo paese al mondo a sperimentare misure intermedie di contrasto all’epidemia, è sicuramente il primo paese occidentale che torna considerevolmente indietro dai provvedimenti presi.

Non è proprio un salto nel buio, il modello tedesco sembra far pensare che dove la sanità funziona e si fanno molti tamponi la curva del contagio può essere tenuta sotto controllo anche con misure contenute. La lenta attesa del vaccino, o di un efficiente protocollo di cura, trascorre in Germania senza che si sia arrestata completamente l’economia e senza impedire del tutto alle persone di uscire di casa.

Certo, il modello sembra funzione anche grazie ad altri fattori, su tutti le caratteristiche e l’indole del popolo tedesco. Da una parte in Germania i nuclei familiari tendono ad essere naturalmente più distanziati rispetto a quello che succede in Spagna e Italia. Difficilmente i figli rimangono a lungo vivere con i genitori, e l’esigenza del pranzo domenicale in famiglia è certamente molto meno sentita. Questo consente – e non è cosa da poco – di diminuire lo scambio, e quindi il contagio, da una categoria poco a rischio (ma che si muove molto), quella dei giovani, ad una categoria ad alto rischio di ospedalizzazione come quella degli anziani.

Dall’altro c’è la disciplina teutonica. Se è vero che generalizzare è sempre sbagliato, sarebbe ingenuo non considerare la maggior attitudine al rispetto delle regole, anche in assenza di coercizione. Ecco perché è quindi importante quello che succederà nel paese di Pedro Sánchez, perché nemmeno gli spagnoli sono “tedeschi”, quantomeno nella stessa misura in cui non lo siamo noi. Gli spagnoli si troveranno a dover modificare profondamente il proprio stile di vita, con un brevissimo tempo di adattamento, esattamente come dovremo fare noi (si spera) a partire dal 4 maggio.

Il tema è davvero molto politico, perché le decisioni dei governi, su quante e quali libertà ripristinare, dipenderanno molto dalla nostra capacità e rapidità di maturazione. Al di là di qualche altra folle grigliata sui tetti (purtroppo nei grandi numeri una piccola componente di estrema stupidità è ineliminabile), mi aspetto delle sorprese. Scoprendoci inaspettatamente in grado di auto-disciplinarci potremo – perché no – guadagnarci una libertà molto simile a quella che avevamo prima del lockdown.

Chiarisco: non escludo che la fase due possa essere qualcosa di più del ritorno a lavoro e della scarcerazione dei runner. Una popolazione che si autodisciplina potrebbe trovare, soprattutto in una stagione dove molto potrà essere fatto all’aperto, una chiave per fare in sicurezza tutte una serie di attività che costituiscono parte importante della nostra vita quotidiana e che normalmente richiedono un alto tasso di promiscuità.

Ad un popolo maturo, in grado di rispettare, senza bisogno di coercizione, le semplici norme di precauzione e il distanziamento richiesto, potrà essere concesso di riappropriarsi di una, seppur ordinata, normalità. Tornare nei negozi, socializzare e, perché no, anche andare i vacanza in maniera intelligente. Per un popolo immaturo invece non c’è altra strada che insistere nella reclusione forzata, in una alternanza diabolica tra lavoro (per alcuni almeno) e isolamento, che temo finirà per demolire definitivamente, oltre che all’economia, i nostri nervi.

Personalmente sono ottimista, questa crisi è un’occasione per accelerare quel processo di maturazione di cui avevamo disperatamente bisogno anche prima della comparsa del coronavirus, e che ci sarà molto utile quando tutto questo sarà finito. Per questo guardo al popolo spagnolo, che ha molte delle stesse virtù e che è vittima di tante delle debolezze del popolo italiano, con attenzione e speranza.

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