“La cosa più bella, anche in tempo di Pasqua, è vedere i pazienti che si risvegliano dalla rianimazione e che vengono ‘stubate’. Sono vite che si risvegliano dal buio del coma farmacologico”. Don Pietro è il cappellano volontario del Covid Hospital di Tortona. Ogni giorno, con tuta, mascherina, e occhiali protettivi, gira tra i reparti per parlare con gli oltre cento pazienti che sono ricoverati qui. E così ha fatto anche nella domenica di Pasqua. “Il mio ruolo al di là delle benedizioni – racconta – è quello di creare un ponte tra loro e le famiglie per salvarli dal buio dell’isolamento”. La degenza è lunga e faticosa e lo smarrimento è grande: “Diamo una mano ai più anziani a fare videochiamate ai propri cari e vediamo nei loro occhi la bellezza di ritrovare di volti amici, ma lontani”. Un lavoro quotidiano di supporto piscologico che non si limita ai pazienti, ma si estende anche a medici e infermieri. “Questi percorsi in salita sono delle rinascite lente e faticose che fanno apprezzare tantissimo quello che prima nelle nostre vite sembrava scontato”

Immagini girate dal personale dell’ospedale

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