Alcuni scienziati sono scettici, altri vedono nella clorochina o idrossiclorochina una strada da percorrere perché potrebbe agire sulle due fasi di Covid 19, quella virale e quella infiammatoria. Allo stato gli studi sono davvero pochi e i risultati sui pazienti scarsi, se non dannosi per chi è affetto da patologie cardiache. Il farmaco antimalarico, considerato promettente per i suoi potenziali effetti e già in alcuni casi utilizzato sperimentalmente in ambito ospedaliero, però continua a riscuotere successo. In diverse parti del mondo è scatenata una sorta di corsa agli accaparramenti e chi usufruisce costantemente di questo medicinale ha seria difficoltà di reperibilità in farmacia.

Però l’università di Oxford – come riporta La Repubblica – vuole capire se il farmaco è in grado in qualche modo di prevenire i contagi fra il personale sanitario quindi con un effetto profilattico. Sono stati coinvolti 40mila partecipanti in Asia, Africa ed Europa. I risultati del test non saranno immediati, potrebbero impiegare anche un anno. I 40mila saranno distribuiti in 50-100 ospedale dei tre continenti partecipanti e saranno divisi in due gruppi e, a scelta causale, riceveranno una pasticca di clorochina o un placebo per tre mesi.

Dal Centro di controllo per le malattie statunitense Cdc al ministero della Sanità francese, prevale infatti la cautela sul farmaco. L’Italia starebbe valutando la possibilità di una produzione ‘interna’ del farmaco utilizzando l’Istituto farmaceutico militare di Firenze. Sono in corso a questo scopo contatti tra l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e il ministero della Salute. Un’opzione da valutare, ma intanto il Cdc ha oggi rimosso dal proprio sito una linea guida sull’uso della clorochina che affermava che il farmaco è “efficace”, per sostituirla con una versione molto più blanda in cui si indica solo che è “oggetto di test clinici”. Nella versione originale, poi rimossa, il Cdc riportava anche alcuni dosaggi possibili per la terapia, affermando che “esistono evidenze aneddotiche sulla efficacia”. Anche il ministero della Salute francese avverte che non vi è alcun “effetto statisticamente significativo” a favore di tale farmaco.

Già utilizzata contro malattie autoimmuni come lupus eritematoso e artrite reumatoide, la clorochina è al momento impiegata in Italia off label, ovvero fuori dall’indicazione originaria, e tale uso è stato di recente inserito a carico del Servizio sanitario nazionale sulla base di dati preliminari di potenziale attività antivirale. Ma anche gli esperti italiani invitano alla prudenza. Lo stesso virologo Roberto Burioni, che sta conducendo uno studio su cellule presso il laboratorio di virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, sottolinea che la clorochina sembra riuscire a bloccare la replicazione del virus se usata prima e dopo l’infezione ma “fino a quando non saranno conclusi gli studi clinici preliminari – sottolinea – non esistono solide prove sull’efficacia di questo farmaco contro il Covid-19. Dobbiamo aspettare”. Sulla stessa linea il farmacologo Silvio Garattini: “Bisogna attendere i risultati degli studi, nel frattempo è d’obbligo la prudenza poiché si tratta di un farmaco che ha comunque una tossicità in particolare nei casi di malattie cardiache o in presenza di altre terapie concomitanti. Va utilizzato, in questa situazione di emergenza, solo su indicazione medica e valutando caso per caso“. Il fai da te è infine assolutamente sconsigliato dall’infettivologo Massimo Galli dell’Ospedale Sacco di Milano, che richiama l’attenzione sui possibili effetti negativi.

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