Altri 610 morti e 4.204 nuovi contagi in Italia nelle ultime 24 ore, per un totale che in Italia arriva a 18.279 vittime e 143.626 casi totali. Un dato in leggera crescita rispetto a ieri (quando sono morte 542 persone, con 3.836 nuovi contagi), a testimonianza che non è finita la fase di plateau e non è ancora iniziata la discesa netta del contagio. Tradotto: l’andamento del virus è stabile. E’ quanto emerge dai dati forniti nella consueta conferenza stampa della Protezione civile. In tal senso i guariti sono 28.470, 1.979 in più di ieri, quando l’aumento era stato di 2.099. Per il sesto giorno consecutivo, tuttavia, calano ancora i ricoveri in terapia intensiva. Sono 3.605 i pazienti nei reparti, 88 in meno rispetto a ieri. Di questi, 1.236 sono in Lombardia, in calo di 21 rispetto a ieri. Dei 96.877 malati complessivi, 28.399 sono poi ricoverati con sintomi – 86 in meno rispetto a ieri – e 64.873 sono quelli in isolamento domiciliare. La curva di crescita del contagio oggi sale al 3,01%: 24 ore fa era al 2,82%, mentre martedì era al 2,29%, lunedì al 2,79% e domenica al 3,46%.

GRAFICO 1- L’EVOLUZIONE DEL CONTAGIO

GRAFICO 2 – INCREMENTO QUOTIDIANO DEI CONTAGI

LOMBARDIA – Sono 1.388 i positivi al coronavirus in più in Lombardia rispetto a ieri. Il totale sale a 54.802. Ieri sono stati registrati 1.089 casi in più in 24 ore. I dati sono stati forniti come di consueto in diretta Facebook dall’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, che ha chiarito come sia aumentato, nel contempo, il numero dei tamponi, dai 5.600 circa dei giorni scorsi ai 9.396 in più di oggi nell’arco di 24 ore. Per quanto riguarda le vittime, invece, nella sola Lombardia sono state superate le 10mila unità, con un aumento di 300 morti rispetto a ieri. Secondo i dati Istat, si tratta di un morto ogni mille abitanti.

Da registrare, una nuova impennata dei contagi nella provincia di Milano: sono 440 in più in un giorno (totale 12.479), ieri erano stati 252. A Milano città oggi si registrano 155 nuovi casi positivi, che portano il totale a 4.479. “A Milano c’è una situazione che dobbiamo tenere sotto controllo, e mi rivolgo ai milanesi – ha detto Gallera – dobbiamo essere ancora più attenti. La linea rimane costante e poi ha risalite come oggi, ma non si abbassa” ha sottolineato l’assessore, che tuttavia ha ribadito nuovamente come in tutta la regione sia molto incrementato il numero dei tamponi. Per quanto riguarda le altre province, a Brescia ci sono 10.122 contagiati, 213 più di ieri; superata Bergamo, che cresce di 112 positivi, arrivando a 10.043. A Milano i contagiati sono 12.479, 440 più di ieri, in città sono 4979, con una crescita di 155 contagi. Una situazione in cui il contagio mostra un rallentamento nelle diverse province, tranne che a Milano.

Borrelli: “A casa il 67% dei pazienti Covid” – Tornando sul piano nazionale, il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha voluto sottolineare ancora una volta il calo della pressione sul servizio sanitario: “I pazienti Covid-19 in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi sono arrivati a 64.877, il 67% del totale, un dato cresciuto solo ad aprile dell’8%. Ciò dimostra il calo della pressione sugli ospedali, assieme al calo dei ricoverati nei reparti o in terapia intensiva“.

Locatelli (Css): “Ad oggi nel Centro-Sud la battaglia al Covid è un successo” – Il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, invece, ha voluto sottolineare un altro dato, quello del numero di vittime e contagiati al Sud: “Oggi, pur nel numero ancora importante di decessi, ci sono 10 regioni, principalmente del centro sud, e la provincia autonoma di Bolzano, in cui il numero di morti giornaliero è inferiore a 10″ ha rilevato Locatelli, che ha parlato di “successo importante largamente da attribuirsi alle misure restrizione oltre che alla capacità di tutto il Sistema sanitario di fronte alla situazione emergenziale”.

Le anticipazioni sui test sierologici – Franco Locatelli, poi, ha dato alcune indicazioni sulla questione dei test sierologici: “Il dimensionamento campionario verrà fatto considerando il genere della popolazione, inoltre sei fasce di età che abbiamo deciso di considerare grazie all’indicazione di Istat, poi un numero limitato di profili lavorativi e di differenze regionali – ha spiegato – verrà scelto un test con elevata sensibilità, specificità, applicabilità larga su tutto il territorio nazionale, con larghissimo coinvolgimento delle Regioni”.

“Nessun operatore sanitario doveva morire” – In conclusione del suo intervento, Locatelli ha voluto sottolineare la sua posizione sulla questione dei medici morti: “Nessun operatore sanitario avrebbe dovuto morire per assistere i malati di covid 19 – ha detto – chi assiste malati come questi deve essere sempre messo nelle condizioni” di poter operare con “dispositivi di protezione individuale” e necessità di una “formazione” perché “è evidentemente che uno scenario di questo tipo non lo avevamo mai vissuto e dunque c’è stato una sorta di learning process“.

“Molta cautela per le riaperture. Rischio seconda ondata” – Considerazione, infine, sulla cosiddetta Fase 2: “Personalmente credo che le politiche che verranno scelte dal decisore dovranno forse avere un carattere nazionale piuttosto che regionale – ha sottolineato il presidente del Css – Semmai valorizzando i profili di rischio dei lavoratori. Guardare prima alle professioni piuttosto che alle zone geografiche? Sostanzialmente sì”. Ciò non significa che si può abbassare la guardia. Anzi: per Locatelli è vero il contrario: “Dico in maniera chiara che tutto quello che riguarderà la riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare una seconda ondata di contagi”.

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