Leggo e rileggo la bozza del decreto liquidità e mi rendo conto che tra gli “esperti” che lo hanno preparato non ce ne è uno, ma proprio uno, che abbia vissuto un’ora tra le procedure e le dinamiche comportamentali delle banche. Decine di pagine per spiegare il meccanismo delle garanzie dello Stato e poche, vaghe e approssimative righe per capire chi, come e quando potrà ottenere la liquidità necessaria per far sopravvivere la propria azienda. Anzi, a rileggerle bene quelle poche righe emerge una sola certezza: l’attribuzione di un potere pericoloso alle banche che continueranno ad assumere comportamenti dilatori e stancanti per il piccolo imprenditore esausto.

Mi sono saltate agli occhi immediatamente cinque anomalie.

La prima anomalia riguarda i prestiti fino a 25mila euro che le banche dovranno erogare in automatico alle piccole e medie imprese fino a 499 dipendenti, compresi professionisti, negozianti, autonomi e piccoli imprenditori. Ieri il presidente del Consiglio ha dichiarato che i finanziamenti, benché garantiti al 100% dallo Stato, saranno messi a disposizione “subito e senza aspettare l’ok del Fondo”.

Che significa “subito”? Avete idea di cosa stia succedendo nelle banche per ottenere la sospensione del pagamento delle rate di mutuo prevista dal decreto “Cura Italia”? Sapete quanto ostruzionismo, arroganza, indifferenza stanno incontrando i cittadini italiani?

La seconda anomalia riguarda invece i prestiti fino a 800mila euro per i quali il decreto prevede che ci sarà sempre garanzia fino al 100%, ma con il 90% garantito dallo Stato e la controgaranzia del 10% dei Confidi. La concessione non sarà automatica ma si baserà su una valutazione del merito creditizio che “tenga conto della situazione finanziaria pre-crisi e non dell’andamento degli ultimi mesi, segnati dal Covid-19”.

Ma i “tecnici dei ministeri” sanno che, secondo le regole di Basilea (che disciplinano l’erogazione creditizia), “in base alla situazione finanziaria pre-crisi” le banche non erogavano fidi perché le nostre piccole imprese sono sottocapitalizzate, hanno una leva finanziaria (rapporto di indebitamento) nel 90% dei casi sempre superiore a 2 (significa che il capitale ottenuto da terzi per finanziare gli investimenti è maggiore del capitale proprio) e i ricavi sono “annacquati” (termine “banchese” per dire che c’è evasione fiscale)? E poi lo sanno che la maggior parte dei Confidi sono praticamente già morti?

La terza anomalia riguarda l’ammontare della richiesta di finanziamento. Il decreto prescrive che l’importo del prestito assistito da garanzia non potrà essere superiore al 25% del fatturato 2019 o al doppio dei costi del personale registrati sempre lo scorso anno. Vale anche per le piccole imprese il cui fatturato non è veritiero (evasione fiscale) e che hanno in media 5 dipendenti “inquadrati”?

La quarta anomalia riguarda il fatto che il decreto non prevede il divieto esplicito di poter usare i prestiti per rifinanziare vecchie esposizioni. Lo sanno gli “esperti” che, in tal modo, le banche troveranno il modo per salvaguardare i vecchi prestiti (praticamente rientrando dalla esposizione) riducendo, di conseguenza, la massa di liquidità necessaria per l’economia reale?

L’ultima anomalia riguarda i tassi sui prestiti concessi dalle banche. Le bozze si limitano a dire che dovranno essere inferiori a quelli stabiliti per operazioni analoghe. Hanno capito i “saggi” che una formulazione così vaga lascia aperta a possibili rialzi o cartelli? Tutto ciò è solo incompetenza o si tratta della conferma della storica collusione della politica con la lobby finanziaria?

Muovetevi a chiarire, emendare, correggere quel decreto perché la gente onesta, il paese reale come lo chiamate voi che non avete mai vissuto l’esperienza di “alzare la saracinesca”, non ce la fa più!

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