In Russia non è stata dichiarata la quarantena nazionale per combattere il coronavirus. De facto però la gran parte delle regioni della Federazione ha introdotto il regime di autoisolamento e sta mettendo a punto diversi sistemi di controllo dei cittadini, che, come temono l’opposizione e gli esperti del diritto, potrebbero essere usati anche dopo l’emergenza Covid. In particolare, il comune di Mosca obbligherà i cittadini a richiedere un codice QR per uscire di casa e li controllerà attraverso le camere di videosorveglianza. “Ho l’impressione che col pretesto del regime di situazione d’emergenza, le autorità cercheranno di costruire un sistema di sorveglianza per il futuro”, dice a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Damir Gajnutdinov del gruppo internazionale dei difensori dei diritti umani “Agora”. E uno dei leader dell’opposizione Dmitrij Gudkov ha parlato di un “campo di concentramento digitale” riferendosi al potenziamento degli strumenti di sorveglianza, secondo lui già in uso dalle autorità.

La “vacanza nazionale” – La settimana di ferie fino al 5 aprile dichiarata dal presidente russo Vladimir Putin per dare la possibilità di restare a casa sembra aver sortito l’effetto contrario: nel weekend successivo all’annuncio i parchi di Mosca erano strapieni di persone che facevano grigliate. Sembra che questi comportamenti abbiano spinto il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin a decretare a sorpresa, nella serata di domenica 29 marzo, il regime di autoisolamento a casa per tutti i moscoviti. Ha contribuito sicuramente anche la crescita dei contagi in Russia, che al 1 aprile hanno sfiorato quota 3000 (più della metà dei quali a Mosca) con 24 decessi. È risultato positivo al Covid-19 anche il primario dell’ospedale di Kommunarka Denis Protsenko, che solo una settimana fa ha incontrato Putin e gli ha stretto la mano. Il presidente sta bene e “viene testato regolarmente per coronavirus”, ha riferito il suo portavoce Dmitrij Peskov. “In questi giorni il presidente preferisce fare tutto a distanza, tutto online”, ha detto Peskov.

Le misure a Mosca – Entrate in vigore lunedì 30 marzo, prevedono la possibilità di uscire di casa soltanto per richiedere assistenza medica d’urgenza o in caso di pericolo di vita, per andare al lavoro, per comprare generi alimentari e farmaci nel punto più vicino, per una passeggiata col cane nel raggio di 100 metri dal domicilio e per buttare la spazzatura. L’ingresso e l’uscita dalla città non sono però vietati. Il decreto ha subito suscitato le critiche e lo stupore non solo dei giuristi indipendenti, ma addirittura ha causato qualche mal di pancia all’interno tra la nomenclatura putiniana, una cosa rara.

Come ha spiegato al quotidiano Vedomosti il giurista Sarkis Darbinjan, del progetto contro la censura in rete RosComSvoboda, e come hanno ripetuto anche numerosi altri esperti, i capi dei soggetti della Federazione (e la città di Mosca è uno di questi) non hanno i poteri per introdurre tali misure, visto che i diritti costituzionali dei cittadini possono essere limitati soltanto dalla legge sullo stato di emergenza che viene introdotto da un decreto del presidente e approvato dal Consiglio della Federazione (il Senato russo). Lo ha detto, commentando le misure di Sobjanin, anche il senatore Andrei Klishas, lo stesso che guida gli sforzi del gruppo di lavoro per cambiare la Costituzione russa e permettere così a Putin di ricandidarsi dopo il 2024.

Ma secondo diversi politologi non si tratta di una fronda del sindaco di Mosca, anzi. Il portavoce di Putin ha detto che il Cremlino sostiene le misure introdotte nella capitale. È più probabile, spiegano gli esperti, che il presidente preferisca delegare i provvedimenti impopolari ai poteri locali, risuscitando il federalismo che lui stesso aveva seppellito con il rafforzamento della linea verticale del potere. A legittimare la quarantena è servito anche l’inaspettato video messaggio su Instagram dell’impopolare ex premier Dmitrij Medvedev, declassato a vice-presidente del Consiglio di sicurezza russo.

Le quarantene nel resto della Russia – La prassi di Mosca, anticipata solo dalla Cecenia, dove la quarantena è entrata in vigore ancora il 29 marzo, sorvegliata, scrive Novaja Gazeta, dalle pattuglie di poliziotti coi tubi di polipropilene, è stata seguita al 1 aprile dai due terzi delle regioni russe, come d’altronde aveva auspicato il 30 marzo lo stesso premier Mikhail Mishustin. Anche Putin, seppur indirettamente, ha sostenuto l’estensione dell’autoisolamento totale sul territorio russo. Collegandosi in video-conferenza con i suoi rappresentanti nei circondari federali della Russia il 30 marzo, ha detto che bisogna adottare tutte le misure necessarie per combattere il coronavirus, anche se a qualcuno possono sembrare esagerate. Secondo BBC Russian Service i rappresentanti di Putin nei circondari federali avrebbero ordinato ai governatori di introdurre il regime di autoisolamento a partire dal 31 marzo. Nel frattempo il parlamento russo ha cercato di colmare il vuoto giuridico, votando il 31 marzo la legge che allargherebbe i poteri del governo russo nel contesto della pandemia Covid-19, dandogli il diritto di introdurre il regime di stato di allerta o della situazione d’emergenza in tutto il Paese o in singole regioni e di instaurare le regole di comportamento obbligatori.

I controlli – Quello che però fa discutere di più in Russia in questi giorni sono le modalità con le quali le autorità prevedono di controllare il rispetto della quarantena. Il sindaco di Mosca aveva annunciato che nei prossimi giorni si potrà uscire di casa soltanto muniti di un apposito permesso e che nell’arco di una settima verrà dispiegato “un sistema intelligente” di controllo del regime di autoisolamento e degli spostamenti dei cittadini. Il controllo verrà sempre più inasprito, ha promesso il sindaco. Dalle indiscrezioni nei media, in seguito in parte confermate dal dipartimento IT del comune di Mosca, si è saputo che si tratta in particolare dei codici QR obbligatori per qualsiasi uscita e di un app per cellulare che controllerà invece solo i malati in quarantena a casa.

In rete sono circolate le slide confidenziali del comune di Mosca (la loro autenticità è stata confermata al giornale Kommersant da due fonti, ma un’altra ha specificato che potrebbero essere delle bozze) che illustrano il meccanismo di controllo della popolazione durante la quarantena. I cittadini verranno divisi in alcuni gruppi in base alla loro libertà di movimento e le persone comuni potranno uscire anche solo per buttare la spazzatura soltanto dopo aver presentato una richiesta sul sito del comune e aver ricevuto in seguito un codice QR che bisognerà salvare nel cellulare o stampare e portare con sé. Per presentare la richiesta bisognerà specificare il domicilio e allegare una proprio foto. Secondo la presentazione trapelata, le uscite saranno dopo monitorate tramite le pattuglie, la videosorveglianza, i dati dei cellulari e le transazioni bancarie. Per i trasgressori saranno previste le multe, secondo le slide, già a partire dal 4 aprile.

Il giornale RBK ha scritto, citando sue fonti, che per controllare il regime di autoisolamento a Mosca verrà utilizzata una versione perfezionata del sistema di videosorveglianza e del riconoscimento facciale già operativo in città e in passato utilizzato, per esempio, durante i Mondiali di calcio del 2018. Ad oggi questo sistema dispone di 178mila camere istallate nelle strade, sui palazzi e negli androni, alle quali dovrebbero aggiungersi altre 9 mila camere nell’arco di quest’anno.

Altre regioni stanno adottando misure alternative di controllo, per esempio nel Tatarstan bisognerà mandare una richiesta per muoversi tramite sms. “Le autorità stanno perfezionando e mettendo a confronto le modalità di controllo per capire quali sono le migliori, e nessuno specifica per quanto tempo si stanno introducendo queste limitazioni”, ha detto al Fatto.it l’avvocato Damir Gajnutdinov del gruppo “Agora”. E nel frattempo, ha aggiunto l’esperto, si vuole vietare di discutere tali misure. L’avvocato si è riferito alle multe e alle responsabilità penali, che secondo le nuove leggi approvate dal parlamento russo il 31 marzo, saranno previste per chi viola la quarantena ma anche per coloro che diffondono le fake news non solo sul coronavirus, ma anche sulle misure per combatterlo. I cittadini malati che violeranno la quarantena, causando la morte di due o più persone, possono andare incontro ad una pena fino a sette anni di carcere. Mentre le notizie false che causano la morte di una persona o altre conseguenze gravi saranno punite con una multa massima di 2 milioni di rubli (circa 23mila euro) oppure con una reclusione fino a cinque anni per le persone fisiche e una multa fino a 10 milioni di rubli (circa 116mila euro) per le persone giuridiche.

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