L’emergenza legata al coronavirus rischia di essere un assist clamoroso per le associazioni criminali. Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra potrebbero trarre beneficio dalla crisi scatenata dall’epidemia. Le misure per contenere il contagio, infatti, costringono a casa anche quella fascia di popolazione più debole, cioè chi prima dell’emergenza non aveva un impiego fisso o regolare. Il risultato è una moltiplicazione dell’indice di povertà, soprattutto nelle Regioni del Sud Italia. “C’è un pezzo di popolazione che esce di casa la mattina con il solo obiettivo di sfamare la propria famiglia, senza un punto di riferimento. Tutte queste famiglie ora non hanno possibilità di trovare soluzione alla sussistenza“, fa notare Pietro Grasso, ex procuratore nazionale Antimafia e già presidente del Senato. È tra quelle fette di popolazione che i clan potrebbero rafforzarsi. “C’è il serio rischio che le mafie possano aumentare il proprio business in questa situazione di emergenza: penso all’offerta che hanno dato in alcuni territori alle famiglie in difficoltà, ma anche ai settori economici funzionanti come quello ortofrutticolo, della grande distribuzione agroalimentare o dei rifiuti speciali, in cui investono e che sono ora ancora più strategici. Con la Dia e la Guardia di finanza stiamo monitorando la situazione ed effettuando degli approfondimenti”, dice il Procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho.

L’altro virus – I tentati assalti ai supermercati di Palermo e Napoli hanno mostrato come la situazione potrebbe esplodere da un momento all’altro. “Una polveriera sociale“, l’ha definita il ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, sottolineando il rischio per la “tenuta democratica”. Sullo sfondo della rabbia di chi non riesce a mettere nulla in tavola, infatti si allunga l’ombra dei clan, che hanno sempre grande disponibilità di liquidi e sono pronti a beneficiare anche della fase successiva: la ricostruzione. A lanciare l’allarme sono magistrati autorevoli come Antonino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Entrambi ex pm della procura di Palermo, hanno fatto parte del pool che ha indagato sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. “C’è un altro terribile contagio che dobbiamo scongiurare in questo momento: l’economia legale rischia di essere infettata ancora di più dalle mafie. La mafia punta a prendersi le aziende in crisi“, dice Di Matteo, ora consigliere del Csm in una intervista a Repubblica. “In questo momento si profilano come in una ‘tempesta perfetta’, i quattro presupposti che chiamerei “classici” e che da sempre invogliano e arricchiscono la criminalità organizzata”, dice invece Tartaglia, consulente della commissione Antimafia.

Di Matteo: “Mafie vogliono aziende in crisi” – Dopo i tentati assalti ai supermercati, alcuni dossier top secret dei nostri servizi d’intelligence hanno sottolineato come l’allarme povertà possa trasformarsi in una rivolta. Di Matteo dice di condividere “l’allarme dei nostri investigatori, che sono i migliori al mondo sul fronte della lotta alle mafie”. “I padrini e i loro complici – spiega il magistrato – potrebbero già avere iniziato a contattare imprenditori e commercianti assaliti dalla crisi economica, offrendo ingenti disponibilità di liquidità, magari sotto forma di prestiti”. A che cosa si rifersce Di Matteo? “Penso agli operatori del commercio del settore alberghiero, in generale alle piccole e medie imprese. In breve tempo, la criminalità organizzata potrebbe arrivare all’obiettivo di controllare numerose attività economiche legali“. Sui tentati assalti ai supermercati a Palermo il consigliere del Csm dice: “Le mafie potrebbero anche soffiare sul fuoco del malcontento per alimentare odio nei confronti delle istituzioni”. Per l’ex pm “sarebbe un gravissimo passo verso l’apparente legalizzazione delle mafie. E’ la grande sfida che ci aspetta, non riguarda solo il nostro governo, ma anche le istituzioni”. Di Matteo lancia un avvertimento anche su un altro fronte: “Per raggiungere il loro obiettivo, soprattutto per tentare di accaparrarsi i tanti finanziamenti pubblici messi in campo, i mafiosi faranno sempre più riferimento a pubblici amministratori e politici”. Come fare per reagire? “È assolutamente necessario – dice – che non si arretri rispetto alla recente svolta più rigorosa, penso alla cosiddetta Spazzacorrotti o alla legge di riforma della prescrizione. Mafia e delitti di corruzione sono due facce della stessa medaglia, devono essere trattati con uguale rigore”.

Tartaglia: “In questo momento elementi per una tempesta perfetta” – Tartaglia, in un’intervista concessa all’Agenzia Italia, allarga il ragionamento. “La sfida della ricostruzione economica – dice – è tanto complessa dal punto di vista pratico, quanto chiara dal punto di vista concettuale: in primo piano, vi è l’esigenza assoluta di rilanciare l’economia dell’intero Paese, con investimenti e politiche che costituiscano uno ‘shock’ positivo di livello tale da compensare il profondo trauma economico di questo arresto forzato e prolungato. Sull’altro piano ci sono invece i rischi”. E proprio sui rischi il magistrato si sofferma. “In questo momento si profilano come in una ‘tempesta perfetta’, i quattro presupposti che chiamerei “classici” e che da sempre invogliano e arricchiscono la criminalità organizzata: una micidiale carenza di liquidità (che le mafie non aspettano altro che colmare, portatrici come sono di immensi capitali illeciti in attesa di “collocazione”); la vera e propria bomba sociale che, soprattutto nelle regioni più fragili, rischia di esplodere da un momento all’altro, tra cittadini già deboli ridotti definitivamente allo stremo e lavoratori in nero privi di reali possibilità di ammortizzatori sociali e di assistenza: ed è inutile sottolineare come, da sempre, la criminalità organizzata abbia attinto proprio a questi settori come bacino privilegiato della propria manodopera illecita; la prospettiva di importanti investimenti pubblici in infrastrutture e in settori strategici che da decenni costituiscono la principale tentazione e la più promettente occasione di guadagno della criminalità organizzata; ed infine la possibile sottovalutazione generale di questi rischi, facilitata da una comprensibile (anche se inaccettabile) distrazione, all’insegna di uno slogan – implicito e pericoloso – secondo cui “ora occorre ripartire, in qualsiasi modo e a qualsiasi costo”. Il pm mette in guardia proprio sulla sottovalutazione dei rischi. “Ignorarli per inseguire il fine della ‘ripartenza a qualunque costo’ – dice – non è solo eticamente inaccettabile, ma anche tremendamente illusorio: significa far finta di non vedere che in questo modo si costruiscono economie malate già in partenza, idonee a sacrificare l’obiettivo dello sviluppo economico in nome del guadagno immediato e indiscriminato, destinate nei prossimi decenni ad entrare nel circuito della repressione penale e dell’ablazione patrimoniale. Significa, in altri termini, puntare all’apparenza di domani, sacrificando il futuro reale del Paese che è in gioco in questo momento”.

Grasso: “Virus colpisce più i poveri, Stato intervenga” – Il senatore di Leu Grasso, già procuratore capo di Palermo, lancia un messaggio ai suoi attuali colleghi: “La politica si deve far carico della realtà, conoscendo bene i problemi dei cittadini e della società. Non c’è dubbio che al sud c’è questa situazione per cui c’è un equilibrio socio-economico molto fragile, in cui prosperano lavoro nero, mafie, criminalità”. Per il leader di Leu, “lo Stato deve rendersi conto di questa realtà e cercare di intervenire, perché in passato proprio l’assenza dello Stato ha determinato l’avanzata delle mafie che hanno cercato di sostituirsi allo Stato fornendo mezzi di sussistenza come il lavoro nero, o attività come lo spaccio di stupefacenti. Bisogna mettere in moto tutto ciò che è possibile dal punto di vista dell’assistenza per i 5 milioni di cittadini in povertà assoluta. Si dice che il virus è uguale per tutti, non è così perché chi ha uno stipendio fisso oggi sa di poter contare sul presente e sul futuro”. L’ex magistrato, già presidente del Senato, “bisogna creare una sorta di reddito universale nei prossimi mesi, con minori limiti e minori complicazioni, dando la possibilità di sopravvivere a chi ha quest’urgenza, così come parlare di una fiscalità più collettiva. Se è vero che il virus non conosce censo, è vero fino a un certo punto, perché poi alla fine non si può scegliere tra morire di Coronavirus e morire di fame quindi bisogna dare a tutti il più possibile. Il governo per ora si è mosso con prudenza, ma anche con coraggio e fermezza”.

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