Il coronavirus lascerà più segni nelle nostre coscienze che nei nostri corpi. Questo virus è come un granellino di colla che ha bloccato tutti gli ingranaggi, ma ci pone di fronte a grandissimi interrogativi anche etici: il rispetto della vita, il proteggere se stessi per proteggere gli altri, il grandissimo esercizio di solidarietà e di responsabilità collettiva che siamo chiamati a fare”. Sono le parole pronunciate a “Otto e mezzo”, su La7, dalla virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida. La scienziata cita anche l’approccio iniziale di Boris Johnson e del Regno Unito, ponendo così un importante tema etico in Europa e nel resto del mondo. Imprescindibili sono per Ilaria Capua le misure di contenimento e di distanziamento sociale.

Poi ribadisce la sua speranza affinché nei prossimi mesi la forza del coronavirus si attenui in modo da non ricorrere al vaccino: “Io spero che in futuro questo virus sarà molto meno di una influenza. L’influenza è una malattia seria, per la quale tante persone finiscono in ospedale. Sono convinta che, se la popolazione italiana fosse coperta per bene rispetto all’influenza, il dramma che stiamo vivendo adesso probabilmente sarebbe ridotto. Ricordo che la salute pubblica è di tutti – continua – Il coronavirus non se ne andrà, ormai è nella popolazione umana. Ma possiamo difenderci dal virus e in questo senso sono importanti le misure di contenimento. Potremmo produrre un vaccino, ma, se allo stato attuale non ci si vaccina per l’influenza, secondo voi, ci si vaccinerà per un virus, che nella stragrande maggioranza dei casi è asintomatico? No. Forse si vaccineranno le categorie più fragili e a rischio, se ce ne sarà bisogno. E’ questo lo scenario che mi auguro”.

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