È nel cuore della pandemia ed è l’epicentro dell’emergenza coronavirus. La città di Bergamo è in trincea da giorni ed è per questo che l’ospedale da campo degli alpini sarà installato nella Fiera della città lombarda, che da giorni assiste a una lugubre progressione di contagi e morti. Il commissario Angelo Borrelli durante la conferenza stampa alla Protezione Civile, ha annunciato l’avvio della struttura che dovrebbe tentare un po’ di respiro all’ospedale Papa Giovanni XXIII che non ha più posti in terapia intensiva. Da giorni dai reparti della nuova e grande struttura ospedaliera arrivavano appelli disperati di medici e infermieri per l’inarrestabile flusso di pazienti.

Il bollettino del 17 marzo parla di 3993 contagiati (+233 rispetto a ieri), Bergamo è la prima provincia per contagi. “La situazione degli ospedali resta molto difficile – ha detto in un messaggio video postato su Facebook il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori – I presidi ospedalieri sono saturi, tanto da aver dovuto chiedere aiuto e soccorso ad altri ospedali di altre città anche lontane, in altre regioni”. Le immagini delle file di bare nelle chiese in attesa di sepoltura hanno impedito ai cittadini di partecipare ai flash mob che stanno animando altre città. Anche se il primo cittadino nell’ulteriore tentativo di ridurre al minimo gli assembramenti ha deciso di spegnere il wi-fi comunale. “Le persone positive sono molte di più – ha detto Gori ripetendo l’appello a restare a casa – Anche chi non ha sintomi può essere contagioso”. Secondo Paola Pedrini, segretario per la Lombardia di Fimmg, la Federazione italiana medici di medicina generale e segretario dell’ordine dei medici della stessa Bergamo, “i dati dei casi positivi sono sottostimati di almeno cinque volte perché solo chi è più grave viene sottoposto al tampone”.

Ospedale da campo degli alpini con 200-250 posti – Già i morti. Nel giorno in cui è arrivata la notizia del decesso di due dipendenti delle Poste Borrelli ha raccontato che è spirato anche il primo medico di famiglia contagiato da Covid-19. “La situazione dei medici di famiglia nell’area di Bergamo, alle 12 di martedì, è di 118 ammalati o in quarantena su un totale di circa 600. Abbiamo avuto anche un morto, Mario Giovita, 65 anni. Senza contare diversi camici bianchi anziani e noti nel mondo medico bergamasco che sono morti in questi giorni. Tutti gli anziani – dice Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo – se ne stanno andando qui. Non ci sono più posti all’obitorio dove mettere le salme. Uno scenario da apocalisse“. Alcuni cittadini non riescono neanche a mettersi in contatto con i camici bianchi che sono il primo presidio. Ed è così che in questo clima di emergenza che l’ospedale da campo sembra portare il primo sollievo alla Bergamasca dove i paesi di Alzano Lombardo e Nembro hanno registrato numeri impressionanti. Nei mesi scorsi erano state registrate molte polmoniti, ma nessuno pensava ancora al virus misterioso arrivato dalla Cina.

Orientativamente saranno allestiti “tra i 200 e i 250 posti letti” nell’ospedale da campo messo a disposizione dall’Associazione nazionale Alpini (Ana). Quanti saranno i posti destinati alla terapia intensiva “dipenderà della attrezzature che avremo a disposizione”, spiega all’Adnkronos il presidente dell’Associazione nazionale Alpini (Ana), Sebastiano Faver , e aumenteranno via via che le attrezzature arriveranno. “Il nostro ospedale da campo è completo, andrà adattato e abbiamo già fatto un sopralluogo alla Fiera per trasferire le nostre strutture lì e garantire il funzionamento – sottolinea Favero – Oltre alla parte sanitaria, garantiamo anche quella logistica: il mantenimento in funzione delle apparecchiature, la fornitura dei pasti grazie a cucine mobili attrezzate che abbiamo in dotazione come colonna mobile nazionale“. Non è certo la prima emergenza che vede la sanità alpina impegnata in prima linea. L’ospedale da campo dell’Ana è stato usato negli ultimi anni “per il terremoto del Centro Italia – ricorda Favero – anche se lì fu allestita solo una parte, quella della radiografia” in supporto a un ospedale locale. Ancora, all’estero l’ospedale da campo servì per far fronte all’emergenza “tsunami. E una parte fu montata in Giordania” quando iniziò la crisi in Siria.

L’allarme partito da Bergamo e l’arrivo di medici e infermieri militari – Appena due giorni fa, un anestesista dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, Ivano Riva, aveva lanciato l’allarme: “I numeri crescono di giorno in giorno, di ora in ora. Se continueremo a questo ritmo, reggeremo pochissimo“. Ieri sono arrivati i rinforzi: 27 medici militari e 4 infermieri, in supporto ai militari. “Questa è una malattia estremamente virulenta, contagiarsi è facile – ha raccontato sulla Stampa Lorenzo Grazioli, un altro anestesista e rianimatore dell’ospedale – I primi erano grandi anziani, piano piano sta diminuendo l’età. Vedo tanti uomini anche di quarant’anni“.

Intanto dodici nuovi posti letto sono stati ricavati in un reparto di degenza che finora non era stato toccato dalla riorganizzazione, uno “sforzo immenso” che continua a mettere in campo per fronteggiare il diffondersi del contagio. “Resta drammatica la situazione del Pronto soccorso – segnala l’azienda socio sanitaria territoriale – che lunedì ha registrato 39 ricoveri e 6 trasferimenti all’Istituto Palazzolo e martedì vede altrettanti pazienti trasferiti e almeno 40 nuovi ricoverati”. I nuovi letti attivati vanno ad aggiungersi agli 80 posti in Terapia intensiva, ai 370 occupati da pazienti Covid-positivi e a quelli con pazienti in attesa del referto del tampone. In tutto oltre 400 pazienti, compresi i ricoverati a San Giovanni Bianco, in Valle Brembana.

Trasferiti pazienti in altre strutture – I pazienti trasferiti nella giornata di martedì sono 15 con sintomi lievi, due dei quali provenienti da San Giovanni Bianco, destinati a strutture socio sanitarie, e un paziente intubato inviato fuori provincia. Dopo l’arrivo del personale militare sono 12 gli operatori della Croce Rossa arrivati al Papa Giovannì, di cui 4 infermieri, ma i numeri sono in continua evoluzione e altri sono attesi. I medici e gli psicologi del Dipartimento di Salute mentale e della Psicologia offrono un supporto psicologico agli operatori che lo richiedano. “Oggi sono iniziati anche degli incontri di debriefing – spiega il direttore sociosanitario Fabrizio Limonta – con 5-6 persone al massimo e nel rispetto delle norme di sicurezza. Si tratta di un contributo per cercare di alleviare la pressione a cui tutti i nostri operatori sono sottoposti da settimane”.

Le onoranze funebri: “Punto di non ritorno” – Anche le onoranze funebri di Bergamo sono allo stremo a causa delle continue richieste di intervento. Molte agenzie hanno potenziato il servizio di centralino per soddisfare alle numerose chiamate che arrivano. La media di richieste giunte alle agenzie funebri è di oltre dieci telefonate all’ora. Alcune degli operatori non nascondono che la situazione è arrivata a un “punto di non ritorno” e molto spesso “non si riescono a fronteggiare le decine di richieste che ci arrivano”. Numerose anche le bare che si trovano nella chiesa del cimitero in attesa di cremazione, con una lista d’attesa che sfiora i sette giorni. Al cimitero le sepolture si svolgono a ritmo sostenuto, e da alcuni giorni vengono fatte anche la domenica.

Una città listata a lutto, che non partecipa per questo ai flash mob, con i necrologi sui giornali locali che vanno avanti per nove, dieci pagine. Tra i tanti “morti sul lavoro” da Covid-19 anche un operatore del 118 di 47 anni, Diego Bianco, e un’ostetrica di 58 anni, Ivana Valoti, che lavorava a Alzano Lombardo. Deceduto anche il sindaco di Cene, Giorgio Valoti, di 70 anni. Positivo anche il primo cittadino di Nembro, uno dei focolai più attivi insieme al comune di Alzano.

Pronto il terzo hotel per isolamento domiciliare – È intanto pronto un terzo hotel per l’isolamento domiciliare di pazienti stabilizzati e dimessi da strutture ospedaliere: si tratta del Winter Hotel di Grassobbio come fa sapere l’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo che sta perfezionando gli ultimi dettagli di un’operazione che vede coinvolti la Humanitas Gavazzeni, come soggetto finanziatore la Fondazione Humanitas, il Winter Garden Hotel di Grassobbio come struttura residenziale e la Cooperativa OSA come struttura sociosanitaria. Si entrerà nella fase operativa questa settimana con un primo trasferimento tra i 20 e i 30 pazienti, anche per valutare la gestione del servizio e l’efficacia delle soluzioni individuate. A seguire si potrà arrivare fino a un massimo di 120 ospiti.

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