Le isole greche nell’Egeo sono di nuovo al collasso. La decisione del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, di inviare decine di migliaia di rifugiati verso la Grecia riporta alla mente del governo di Atene l’emergenza del 2015, quando quasi 900mila persone entrarono nel Paese per raggiungere l’Europa. Così l’Unione europea ha deciso di intervenire in sostegno del Paese: dopo aver stanziato 700 milioni di euro per l’emergenza, il commissario europeo per gli Affari Interni, Ylva Johansson, ha annunciato che per un mese sarà data la possibilità ai migranti arrivati in Grecia prima dell’1 gennaio 2020 di aderire al programma di rimpatri volontari, offrendo loro 2mila euro a testa per potersi reintegrare nel Paese d’origine. Ma mentre le istituzioni di Bruxelles, con il presidente del parlamento, David Sassoli, in testa, hanno annunciato di voler mettere in campo una strategia per le migliaia di minori non accompagnati imprigionati nei campi profughi greci, la ministra olandese per le Migrazioni, Ankie Broekers-Knol, ha avvertito: “Non accoglieremo i bambini”.

Johansson: “2mila euro per chi torna a casa”
Quella offerta dall’Unione europea è una cifra cinque volte superiore a quella solitamente prevista dal programma di rimpatri volontari gestiti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim). Uno ‘stimolo’ che ha l’obiettivo di alleggerire la pressione sui campi profughi greci, uno su tutti quello di Moria che, ormai, conta 20mila presenze contro le 3mila per le quali è stato progettato. Un piano, quello dell’Ue, che sarà finanziato proprio con i 700 milioni messi a disposizione dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen.

Le operazioni di rimpatrio saranno gestite dall’Oim in collaborazione con Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera, che in contemporanea ha anche inviato 100 guardie al confine terrestre greco-turco per frenare l’avanzata delle persone arrivate alle porte dell’Europa via terra. L’offerta dell’Ue ha validità solo per un mese, questo perché una cifra eccezionalmente alta, temono da Bruxelles, potrebbe stimolare ulteriori partenze, nonostante sia rivolta a tutti coloro che sono arrivati nel Paese prima dell’1 gennaio. Un progetto che, spiega Johansson, potrebbe coinvolgere circa 5mila persone, oltre a quelle già inserite nel programma di rimpatri volontari.

“I rifugiati non torneranno, ovviamente, non possono tornare – ha precisato il commissario -, ma i migranti economici che forse sanno che non otterranno una decisione in merito all’asilo potrebbero essere interessati a farlo”.

La Johansson ha comunque voluto specificare che “stiamo aiutando ogni giorno i migranti e i rifugiati che sono in Turchia e continueremo a farlo, ma non abbiamo in programma nuovi sforzi” economici “se non c’è un nuovo accordo” con Ankara. “Penso sia giusto continuare ad aiutare i migranti, ma abbiamo bisogno di un nuovo dialogo con la Turchia”, ha poi ribadito.

Sette Stati si offrono per accogliere i minori. Ma i Paesi Bassi si rifiutano: “Non li vogliamo”
Il piano che ha lo scopo di alleggerire la pressione migratoria sulla Grecia prevede anche una redistribuzione tra i vari Paesi membri dell’Ue delle migliaia di minori non accompagnati presenti nei campi profughi del Paese (5mila secondo una stima di Save the Children), in condizioni di vita tali da provocare gravi traumi psicologici ed esposti anche a soprusi. Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Croazia, Irlanda e Portogallo hanno accettato di accogliere minori non accompagnati, per un totale di circa 1.600 bambini.

Sette Stati membri “sono pronti ad accogliere almeno 1.600 minori non accompagnati” da Grecia, Malta e Cipro, “altri Paesi ci stanno pensando, spero che i primi ricollocamenti possano iniziare già la prossima settimana. Non è una promessa, ma è inutile aspettare ancora”. ha dichiarato Johansson che a chi gli ha chiesto come questo sia compatibile con l’emergenza coronavirus ha risposto: “Bisognerà vedere se applicare misure specifiche per evitarne la diffusione”.

Chi invece si è rifiutato è il governo olandese. La ministra Broekers-Knol, del partito Vvd, guidato dal premier Mark Rutte, a margine del Consiglio Ue Affari interni ha dichiarato che la possibilità di accogliere i minori deve essere valutata “nel contesto della dichiarazione Ue-Turchia. I Paesi Bassi sono pronti a dare ogni supporto necessario alla Grecia, nell’inviare personale che possa aiutarli a identificare i migranti, la loro registrazione e qualsiasi cosa serva. Ma non siamo disposti a occuparci dei bambini”. Appellandosi all’accordo stipulato nel 2016 con Ankara sulla gestione dei flussi migratori, nonostante la sua palese violazione da parte del presidente Erdoğan, il membro del governo di Amsterdam ha aggiunto: “Credo sia molto importante per l’Unione essere coscienti che la dichiarazione Ue-Turchia esiste ancora e dobbiamo lavorare duramente per mantenerla così”.

Twitter: @GianniRosini

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