Siamo stati troppo facili profeti. Eravamo allarmati che la chiusura ulteriore del carcere determinata dall’emergenza coronavirus portasse a qualche tragedia. E così è successo. Dire che te lo avevo detto è sempre una magra consolazione. Si contano i morti nel carcere di Modena, non è chiaro se siano tre – questi sono sicuri – o di più. Ciascuno è una vita umana, con un nome e un cognome ancora ignoti ai parenti fuori che in queste ore ci stanno sommergendo di telefonate disperate. E poi Poggioreale, Frosinone, Salerno, Carinola, Ancona, Foggia: tutti istituti dove si sono e si stanno consumando rivolte che potevano essere evitate.

Sono passate oltre due settimane dall’aggravarsi del problema in Italia. Le prime disposizioni emanate dall’Amministrazione Penitenziaria datano al 22 febbraio scorso. Il tempo per organizzarsi c’è stato. Tutte le forze del Dipartimento potevano e dovevano essere mirate a questo: un piano straordinario per far fronte all’emergenza in un luogo tanto anomalo quanto il carcere si trova a essere in questa situazione. Il giusto bilanciamento tra la necessità assoluta di non far propagare il virus all’interno e l’altra necessità, quella di non lasciare le persone – tanto quelle dentro quanto i parenti fuori – nell’abbandono e nella paura, poteva essere trovato.

I direttori, gli educatori, i medici penitenziari, i magistrati di sorveglianza, i provveditori, i poliziotti: tutti oggi devono fare la loro parte, uniti per uno stesso obiettivo. A loro chiediamo di scendere nelle sezioni, di parlare con i detenuti, di spiegare quello che sta accadendo. Se abbiamo paura noi che siamo liberi, figuriamoci loro che non possono muoversi da quelle mura e che hanno informazioni spezzettate e parziali. E ancora: si portassero telefoni nei reparti e si permettesse a tutti di usare i numeri telefonici già autorizzati, di chiamare i propri cari, di tranquillizzarli, di sapere come stanno. Nel 2020 questa non può essere spacciata per un’operazione tecnologica complicata. Si usassero i cellulari: ognuno di noi ne ha uno.

Oggi facciamo un appello alla calma. Ci rivolgiamo a tutte le persone detenute chiedendo loro di astenersi dall’usare qualsiasi forma di violenza. Mai la violenza deve diventare uno strumento per risolvere i problemi. La situazione sta esplodendo e se continua così le tragedie non si conteranno.

E poi chiediamo alle autorità di fare immediatamente chiarezza su quanto è accaduto. Pretendiamo la massima trasparenza. Come si sono svolti gli eventi nel carcere di Modena? E negli altri istituti? Deve partire immediatamente un’inchiesta, rapida e puntuale, sulle morti che purtroppo già sappiamo esserci state.

E chiediamo che immediatamente ci si adoperi per deflazionare con facili provvedimenti i numeri delle carceri. Pochi giorni fa su queste colonne proponevamo alcune plausibili misure. E chiediamo che si venga incontro a ovvie esigenze di bisogno di contatto con i propri cari e di non isolamento. Non tra una settimana, non domani, non oggi pomeriggio: si può fare subito.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Coronavirus, carceri in rivolta: 12 vittime. Nuovi disordini in alcuni penitenziari. A Foggia 19 evasi ancora in fuga. Previsto lo “sfollamento” di San Vittore. Indagini di più procure sulla “regia” delle rivolte

next
Articolo Successivo

Coronavirus, rivolta nel carcere di Foggia: detenuti sul tetto e tentativi di evasione. Testimoni: “Scene apocalittiche”

next