Una conferenza stampa convocata intorno all’una di notte, il presidente del consiglio che compare nella sala stampa di Palazzo Chigi dopo le due. È stata una lunga notte alla presidenza del consiglio. Preludio di quelle che sarà un periodo senza precedenti nella storia della Repubblica. Per cercare di combattere il contagio del coronavirus, infatti, l’esecutivo ha varato nuove norme che in pratica “chiudono” la Lombardia e altre quattordici province di quattro Regioni. Solo che la bozza del decreto ha cominciato a circolare già in serata. Un vero problema visto che a leggere il documento le misure entravano in vigore proprio dall’8 marzo e fino al 3 aprile. Nel frattempo i governatori delle Regioni interessate avevano già esternato i propri malumori. Mentre la stazione Centrale di Milano era stata presa d’assalto da “fuggitivi” che volevano raggiungere città del Sud prima dell’entrata in vigore delle norme. Alla fine il premier è stato costretto a convocare una conferenza stampa nottetempo, per annunciare di aver firmato – dopo le 3 della notte – il decreto che nella versione finale è l’accorpamento di due diversi documenti: uno rivolto alla Lombardia e alle 14 province rosse, un altro per tutto il territorio nazionale. Il testo definitivo del decreto, ha detto Conte in nottata, sarà diffuso durante la giornata di domenica.

Non è un “divieto assoluto“, spiega il premier, “non si ferma tutto”, “non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori” dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive. “Mi assumo la responsabilità politica” delle decisioni che vengono prese in queste ore: “Ce la faremo”, dice Conte a notte fonda. E lancia un appello alla “auto responsabilità“: per fermare il contagio non si può più “fare i furbi“, dice invitando i ragazzi a stare in casa a leggere e tutelare così la salute dei loro nonni. “Queste misure – dice – provocheranno disagio ma questo è il momento dell’auto-responsabilità, non del fare i furbi. Tutelare soprattutto la salute dei nostri nonni”.

Conte definisce “irresponsabile” e “rischiosa per la sicurezza”, la fuga di notizie che porta al diffondersi della bozza non ancora ultimata. I presidenti di Regione su quella bozza dichiarano perplessità, dubbi. Ma milioni di cittadini del Centro nord, dopo la diffusione della notizia, iniziano a interrogarsi sulla portata delle misure: “Si è creata confusione“, accusa Conte, illustrando le misure. Nel dpcm finale ce ne sono alcune generalizzate per tutta Italia, tra cui lo stop a pub, discoteche, sale gioco e manifestazioni di cinema e teatro. E ce ne sono altre, molto più rigorose, che riguardano un’ampia fascia del nord Italia. “Non c’è più una zona rossa – spiega il premier – scomparirà dai comuni di Vò e del lodigiano. Ma ci sarà una zona con regole più rigorose che riguarderà l’intera Lombardia e poi le province di Modena, Parma, Piacenza,Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. Qui fino al 3 aprile – per fare solo due esempi – saranno limitati i movimenti, salva la possibilità di rientrare a casa propria, e i bar e i ristoranti dovranno chiudere alle 18 e per il resto della giornata garantire distanze di almeno un metro. Chi ha 37,5 di febbre è invitato a restare a casa, chi è in quarantena ha il divieto assoluto di uscire”.

Restano chiuse intanto le scuole in tutta Italia. “Stiamo affrontando un’emergenza nazionale senza sottovalutarla, abbiamo scelto il criterio della trasparenza – dice il premier -Ci stiamo muovendo con determinazione e coraggio, abbiamo due obiettivi: contenere la diffusione del contagio ed evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere. Non possiamo dedicarci ad una sola modalità, servono entrambe. Alcune strutture ospedaliere sono già in difficoltà, abbiamo già predisposto il vincolo obbligatorio della solidarietà interregionale, c’è la possibilità di redistribuire pazienti tra le varie regioni”. E Conte assicura che si lavora anche sul fronte delle misure economiche: lunedì o martedì non appena sarà pronta una bozza del decreto da 7,5 miliardi annunciato dal governo, incontrerà le opposizioni Ma, sottolinea, è il governo a gestire. L’altro fronte su cui il governo opera è quello sanitario: il premier annuncia la firma di un contratto per la produzione tutta italiana di 500 dispositivi al mese di rianimazione, con l’obiettivo di fare di più. E anche l’incremento della linea produttiva dei dispositivi di protezione come le mascherine. Ma poiché nelle aree dove il contagio è più forte gli ospedali fanno fatica, il presidente del Consiglio annuncia anche la possibilità di ridistribuire i pazienti tra le regioni. Intanto, l’appello ai cittadini è “entrare nell’ottica della responsabilità, senza furbizie” ma accettando qualche restrizione: il governo, assicura Conte, sta facendo la sua assumendo decisioni “coraggiose”.

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