Niente carcere per Vittorio Cecchi Gori. Dietro alla decisione del giudice relatore del tribunale di Sorveglianza di Roma, che ha accolto un’istanza della difesa, di disporre i domiciliari per l’ex patron della Fiorentina, condannato a 8 anni e 5 mesi per reati finanziari, tra cui una bancarotta fraudolenta, in merito al crac della casa di produzione Safin e della società viola, c’è anche l’emergenza coronavirus che metterebbe a rischio la salute del produttore cinematografico, ancora oggi ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma.

Nel provvedimento, il giudice Angela Savio afferma che il produttore cinematografico per “l’avanzata età e per le patologie importanti da cui è affetto, rientra nella categoria di persone più esposte, per le quali le recentissime disposizioni impartite degli organi governativi hanno esplicitamente consigliato la permanenza in ambito domiciliare”. Queste disposizioni, continua il giudice, “prevedono l’adozione di comportamenti di distanziamento sociale, sulla base della indicazione scientifica per dette persone, di uno specifico fattore di rischio di complicazioni anche fatali collegato al rischio di contagio derivante dall’epidemia di coronavirus”.

La decisione del giudice dovrà ora essere ratificata dal tribunale di Sorveglianza. Se confermata, dopo le dimissioni dal Gemelli, il produttore cinematografico potrà fare ritorno a casa con possibilità di sottoporsi a controlli e terapie in ospedale come chiesto dalla difesa.

“Esprimo soddisfazione, oltre che per il risultato ottenuto, anche per la celerità del provvedimento. Quanto capitato al mio assistito è la dimostrazione che la giustizia, se vuole, può essere rapida”, ha dichiarato l’avvocato di Cecchi Gori, Massimo Biffa.

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