La Cina, per favorire il ritorno alla produttività nelle settimane dell’emergenza sanitaria, sta imponendo ai propri cittadini l‘utilizzo di un’app per smartphone che, attraverso l’utilizzo dei dati personali, indica selettivamente chi deve andare in quarantena e chi invece può andare al lavoro e frequentare luoghi pubblici. Il New York Times, che ha analizzato il codice del software, scrive che l’app condivide informazioni sensibili con la polizia, “creando un modello per nuove forme di controllo sociale automatizzato che potrebbero persistere a lungo dopo che l’epidemia si sarà placata”.

Il sistema, chiamato Alipay Health Code ovvero codice sanitario Alipay, è stato introdotto per la prima volta nella città di Hangzhou sulla base di un progetto del governo locale con l’aiuto di Ant Financial, una consociata del gigante dell’e-commerce Alibaba, una sorta di Amazon cinese.

Le persone si registrano tramite un’app per i pagamenti online assai popolare in Cina, Alipay appunto, ricevendo in cambio un codice colore – verde, giallo o rosso – simile a quello che si assegna nei nostri pronto soccorsi, a seconda della gravità del caso. Riguardo al funzionamento del sistema – già adottato in oltre 200 città cinesi – al momento non ci sono dettagli. Un aspetto che, ricorda il New York Times, ha sollevato perplessità e persino paura tra quanti, nella popolazione, hanno ricevuto l’ordine di restare isolati senza una motivazione chiara.

Da quanto emerso dall’analisi del quotidiano americano, “non appena un utente concede al software l’accesso ai dati personali, una parte del programma etichettata ‘reportInfoAndLocationToPolice’ invia la posizione della persona, il nome della città e un codice identificativo a un server“, senza chiarire però la connessione con la Polizia che, secondo l’agenzia stampa statale cinese Xinhua, sarebbe stata cruciale per lo sviluppo del sistema stesso. Oltre a ciò l’analisi avrebbe anche evidenziato come, ogni volta che il codice di una persona viene scansionato, ad esempio a un checkpoint sanitario, il sistema provvede a inviare la posizione Gps ai server del sistema, cosa che consente alle Autorità di tenere traccia dei movimenti di ogni singolo cittadino nel corso del tempo. Una precauzione utile in questa emergenza, ma che si può prestare facilmente ad altri usi.

Foto: Raymond Zhong/The New York Times
Foto: Raymond Zhong/The New York Times

La Cina, insomma, pare che utilizzi l’emergenza anche per sperimentare ed estendere i propri sistemi di controllo di massa. Il New York Times parla letteralmente di “esperimento di massa per regolamentare le vite dei cittadini”. Non una novità per un Paese che, come ha ricordato anche l’attivista cinese per Human Rights Watch, Maya Wang, “è un Paese record nello sfruttare eventi come le Olimpiadi di Pechino del 2008 o l’Expo di Shangai del 2010 per introdurre nuovi strumenti di controllo che finiscono puntualmente per sopravvivere al loro scopo originale”.

Già da tempo la Cina usa massivamente sistemi avanzati di riconoscimento facciale, anche nelle scuole, per identificare criminali ma anche per monitorare minoranze e dissidenti politici. “L’epidemia di Coronavirus si sta dimostrando uno di queste pietre miliari nella storia della diffusione della sorveglianza di massa in Cina”, ha aggiunto Wang.

Leiming Chen, consigliere generale di Ant Financial, ha dichiarato alla stampa che l’azienda ha richiesto a tutti i propri partner terzi che partecipano al progetto di aderire a stringenti requisiti di sicurezza riguardo alla privacy dei dati, tra cui la garanzia del consenso dell’utente prima di erogare il servizio stesso.

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