L’epidemia di coronavirus affossa la crescita economica mondiale. Secondo l’Ocse, è “il più grande pericolo” dai tempi della crisi finanziaria ed espone l’economia mondiale “ad una minaccia senza precedenti”. L’Interim Economic Outlook 2019 propone due scenari: uno più favorevole, in cui l’impatto dell’epidemia viene globalmente limitato, e un secondo scenario, il cosiddetto ‘effetto domino‘, con un contagio più generale. In entrambi i casi, l’Ocse si appella ai poteri pubblici affinché “agiscano immediatamente per limitare la propagazione del virus”. E auspica “politiche economiche di supporto alla crescita” per “ripristinare la fiducia e aiutare la ripresa della domanda”, anche se “non potranno contrastare i danni immediati derivanti dalle chiusure e dalle restrizioni ai viaggi“. Se si verificherà lo scenario peggiore, “azioni multilaterali coordinate” sarebbero “il mezzo più efficace per sostenere i redditi”.

Nel primo caso il pil 2020 dovrebbe crescere del 2,4% contro 2,9% stimato a novembre 2019. Il presupposto è che l’epidemia “abbia raggiunto il suo picco in Cina nel primo trimestre del 2020″ e che nelle altre aree del mondo “l’epidemia resti lieve e contenuta“. Con una diffusione “maggiore, più intensa e più ampia” nelle aree dell’Asia-Pacifico, dell’Europa e del Nord America si rischia che la crescita 2020 si fermi a +1,5%: la metà della crescita prevista prima dell’emergenza. Per il 2021 si punta su un pil mondiale in crescita del 3,3% (+0,3 punti rispetto a novembre 2019) ma l’incertezza “resta alta“. L’Italia, stando alle stime Ocse, è destinata a fermarsi: la stima è di una crescita zero, 0,4 punti di meno rispetto alla precedente stima di novembre. Per il 2021 la previsione resta di +0,5%.

“Le ripercussioni legate alla contrazione della produzione in Cina – sottolinea l’organizzazione internazionale con sede a Parigi – si fanno sentire in tutto il mondo riflettendo il ruolo chiave e crescente che la Cina ha nella catena globale delle forniture e nei settori del turismo e delle materie prime“. Particolarmente colpite le economie che hanno forti interconnessioni con la Cina: in primis il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia. La Repubblica popolare dal canto suo dovrebbe crescere del 4,9%: ben 0,8 punti in meno rispetto alla previsione di novembre 2019. Per il 2021 l’organizzazione punta ad un pil in crescita del 6,4% (+0,9 punti rispetto alla stima di novembre 2019).

In rallentamento tutta l’area euro, la cui crescita dopo +1,2% nel 2019 dovrebbe attestarsi a +0,8% nel 2020: 0,3 punti in meno rispetto alla stima di novembre 2019. Per il 2021 l’organizzazione internazionale conferma la stima del pil a +1,2%. Frenata anche per l’economia tedesca, data a +0,3% dopo il +0,6% del 2019. Nel 2021 il pil viene confermato a +0,9%. La Francia, reduce da un +1,3% nel 2019, dovrebbe registrare quest’anno una crescita dello 0,9% (-0,3 punti) per poi tornare a crescere dell’1,4% (+0,2 punti) nel 2021.

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