Teranga in senegalese significa ospitalità, accoglienza e rappresenta anche il piacere di ricevere un ospite nella propria dimora, per questo molte persone, quando sentono questa parola, accennano a sorrisi che lasciano trasparire emozioni sincere.

È questo il motivo per il quale è stato scelto di chiamare Teranga un locale, a Napoli, una ex discoteca, che è diventata luogo di accoglienza indiscriminata per i bianchi e i neri, per gli immigrati, i disoccupati, gli ex tossici, gli ultimi. Una realtà che sta facendo parlare di sé – anche grazie alle accorate lettere inviate alle istituzioni – e che ha attirato l’interesse del quotidiano inglese The Guardian, che ha girato un documentario diretto da tre registe, Sophia Rose Seymour, Louis Marillier e Daisy Squires, che è da pochi giorni su Youtube, intitolato Teranga, life in the Waiting Room (The afrobeats nightclub uniting Naples), per conoscere più a fondo le condizioni in cui si trovano migliaia di giovani fuggiti da guerre e disperazione.

“Il Teranga non è come gli altri locali. È un posto dove andiamo a raschiare via il pensiero dei nostri amici morti in mare o nel deserto, il pensiero della prigione”, dice nel video Yankuba, uno dei migranti che qui ha avuto l’occasione di rinascere una seconda volta. Perché vivere una vita dignitosa è la sola cosa che chiedono a gran voce: “Abbiamo bisogno di sentirci ancora vivi” affermano Fata e Yankuba, che sono i protagonisti del documentario, due giovani gambiani fuggiti dalla dittatura e dalla povertà del loro Paese, che dopo essere arrivati a Napoli hanno scoperto un nuovo tipo di violenza, fatta di razzismo e di politiche sull’immigrazione inefficienti. Hanno trovato rifugio in questo locale notturno situato nel cuore della città, la discoteca Teranga, che “offre ai migranti uno spazio sicuro per incontrare giovani italiani e superare le discriminazioni che devono affrontare ogni giorno”.

Hanno anche cercato di avviare un dialogo con le istituzioni, un primo passo è stata una lettera aperta carica di speranza, orgoglio, umanità. “Ci abbiamo creduto e continuiamo a credere in un Paese che calpesta i diritti anche di chi ci è nato, con l’implacabile macchina della giustizia messa lì dal capitalismo – scrivono – Abbiamo rifiutato la solitudine e ci siamo messi assieme con una casa che è diventata il rifugio di tutti senza distinzione, e ciò, malgrado lo scetticismo che vige di questi tempi in questo paese. Abbiamo avuto il coraggio di investire nell’Uomo (…) Neri e bianchi, da noi, si son sentiti solo uomini, e la testimonianza è di Napoli stessa che ha apprezzato ed elogiato anche nei quotidiani nazionali le nostre iniziative senza precedenti. (…) Napoli è stata con noi, l’Europa stessa, sta con noi nel tentare di coinvolgerci maggiormente nei progetti rivolti ai migranti tramite la nostra associazione Macchia di colore. Tutti, hanno compreso, capito, applaudito. Ma l’Italia, le istituzioni, la burocrazia, dicono di no. E con il loro strapotere, sconvolgono le vite senza che nessuno dica nulla”. Le finalità di chi vive in questo posto sono nobili: “In un momento di crisi come quello di oggi, giovani ragazzi stranieri sono riusciti a creare lavoro. Quei giovani hanno scelto di fondare non un’associazione ma un’impresa per due motivi: il loro futuro e la ripresa economica di un Paese in declino”.

Giovani che hanno la forza di lottare e dire no a un mondo che per puri motivi speculativi li vuole divisi e inerti. Ma loro sono coscienti che solo una rivoluzione basata sulla conoscenza e lo studio, sulla condivisione, il coraggio e la speranza può dare frutti sperati, la possibilità di trovare un lavoro quale espressione della personalità di ogni essere umano. Sulla pagina Facebook del Teranga, scrive uno degli animatori, Judicael Ouango: “Abbiamo tante di queste storie personali che riguardano l’accoglienza che non basterebbero cinque Bibbie e dieci Corani messi assieme. Se avete bisogno di amore, di verità che a volte è cruda, se volete umanità, se desiderate capire la lingua del cuore, l’odio è la direzione sbagliata. Venite anche voi da noi, c’è cura. Teranga. Family forever”. 35 minuti per far ritrovare un briciolo di umanità a chi – dietro decreti Sicurezza e slogan carichi di odio e ignoranza – l’ha perduta.

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