Durante le riunioni con “tutto il Board della Banca d’Italia, 7-8 persone” Marco Jacobini “alzava la mano, usciva di volta in volta con un esponente importante della Banca d’Italia, andava in altro ufficio” e poi al ritorno diceva: “Giorgio, tutto a posto. La banca va bene. Abbiamo spazio, abbiamo la fiducia della Banca d’Italia”. Lo ha raccontato ai magistrati Giorgio Papa, ex amministratore delegato della Banca Popolare di Bari, indagato nell’inchiesta sulla gestione dell’istituto di credito, commissariato il 13 dicembre scorso.

L’ex manager si è presentato davanti all’aggiunto Roberto Rossi e ai pm Federico Perrone Capano e Savina Toscani lo scorso 7 novembre per rendere spontanee dichiarazioni e si è poi sottoposto ad interrogatorio. Nelle quasi 200 pagine di dichiarazioni parla prevalentemente del ruolo di Marco Jacobini, ex presidente della banca, finito ai domiciliari il 31 gennaio scorso con il figlio Gianluca, ex co-direttore, ed Elia Circelli, responsabile bilanci, per i reati di falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza. Oggi il Tribunale del Riesame, su richiesta dei difensori dei tre arrestati, dovrà decidere sulla revoca della misura cautelare e i magistrati della procura di Bari hanno depositato nuova documentazione durante l’udienza di lunedì, compresi i verbali di Papa.

Alle domande dei pm sui rapporti con Bankitalia, Papa ha risposto: “Se la sua domanda è: si percepiva il ruolo importante del presidente Jacobini con la Banca d’Italia? Assolutamente sì. Era considerato la storia della banca, il riferimento della banca, era considerato l’uomo che aveva il potere… proprio perché esercitava il potere in Consiglio d’amministrazione… ogni consigliere era stato scelto da lui. Tant’è che la Banca d’Italia più di una volta ci ha richiesto un ricambio dei consiglieri”.

Sul ruolo di Marco Jacobini, Papa ha riferito che “la leadership che aveva in Consiglio era una cosa, devo dire la verità, impressionante. Impressionante. Lui aveva una capacità di convincimento, di maieutica, di visione dell’azienda”. Papa ha parlato anche di “leadership dilagante”, “un potere tale per cui ne avesse anche un ritorno economico, oltre a quello di prestigio; perché bastava andare a San Nicola a vedere cosa succedeva. Alla festa di San Nicola c’erano tutti i vescovi che andavano da lui a salutarlo, la statua che passava, si genufletteva davanti alla banca. Quindi che fosse un ruolo di una potenza enorme”. Per Papa “la banca funzionava veramente sette giorni, perché loro abitavano qui, la loro casa era qui, in banca c’erano i nipoti, cioè loro vivevano la banca come una cosa loro”.

Tra i documenti depositati ci sono anche alcune intercettazioni di Circelli. Il 6 aprile 2017 Circelli, intercettato, parla con un altro indagato, Giuseppe Marella, responsabile dell’Internal audit di PopBari, al quale riferisce di un incontro “farsa” con i due Jacobini e l’ex ad Papa sulla “ideazione” di una “operazione alternativa alla trasformazione della banca in Società per azioni”. Ad un certo punto della conversazione, Circelli accenna a “contrasti – sintetizzano i magistrati – con i vertici del management della banca (Marco, Gianluca e Luigi Jacobini, nonché lo stesso amministratore delegato) per la questione dei crediti deteriorati e per altre problematiche emerse durante l’incontro, al punto che fra un po’ sarebbe ‘scoppiata una bomba’“. Secondo la procura, la conversazione riveste “particolare importanza” in quanto “emergono delle evidenti divergenze in seno alla governance dell’istituto bancario” che “porrebbe in essere condotte e azioni non in linea con gli standard imposti dagli organismi di vigilanza, Banca d’Italia in primis”.

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