Le trivelle continuano a dividere. E così fa l’emendamento al decreto Milleproroghe, approvato nei giorni scorsi in Commissione congiunte Affari costituzionali e Bilancio, che allunga di sei mesi la moratoria prevista dal decreto Semplificazioni. Mercoledì si vota alla Camera, dove però è stata posta la fiducia. Il testo, a firma a firma Cillis, Vianello, Sut, Macina e Donno, contiene alcune modifiche alla legge 12/2019 e, in particolare, alla disciplina sul Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee). Porta, infatti, da 18 a 24 mesi la sospensione dei permessi per la ricerca e la prospezione di idrocarburi, in attesa dell’approvazione da parte dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente del piano in questione. Ma è polemica, perché non solo ci sono posizioni diverse tra le associazioni ambientaliste, ma il testo non accontenta né politica (per il governatore dell’Emilia-Romagna “la proroga dello stop aggrava le difficoltà”), né i sindacati, sempre più preoccupati per il futuro degli addetti del settore.

COSA PREVEDE IL TESTO – I due anni di sospensione ‘concessi’ si contano dalla conversione in legge del decreto Semplificazioni avvenuta a febbraio del 2019. Ad oggi il termine per l’approvazione era quello del 13 agosto 2020 e quello per l’adozione era fissato all’11 febbraio 2021 (entro i successivi sei mesi). Con l’emendamento il termine massimo per l’adozione del Piano slitterebbe al 13 agosto 2021. Trenta giorni dopo riprenderanno efficacia e proseguiranno nell’istruttoria i procedimenti sospesi (procedimenti amministrativi, inclusi quelli di Via, relativi a nuovi permessi di prospezione o di ricerca di idrocarburi), ma anche i permessi che erano già in essere alla data dell’11 febbraio 2019 e che sono stati congelati. Nelle aree non compatibili, entro sessanta giorni dall’adozione del Pitesai, dunque, il Mise (che ora ha più tempo) dovrà avviare i procedimenti di rigetto delle istanze di ricerca e di revoca dei permessi di ricerca e prospezione in essere. In quelle non compatibili è comunque ammessa l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

ESTENSIONE NECESSARIA – Greenpeace, Legambiente e Wwf hanno sottolineato come l’emendamento offra “un po’ di respiro”, perché “senza questa estensione della moratoria” i termini per elaborare il Pitesai sarebbero scaduti ad agosto 2020 “e quelli per far ripartire tutti i permessi di ricerca di idrocarburi a terra e in mare tra un anno esatto”. Decisamente più critico il coordinamento No Triv, che sottolinea invece i ritardi accumulati nell’approvazione del piano, ricordando che “l’ultima informativa ufficiale sul Pitesai risale al 17 settembre 2019 ed è del Servizio studi della Camera dei deputati”. La bozza avrebbe dovuto essere presentata a luglio 2019 “poi il termine è scaduto a ottobre e poi non si è saputo più nulla”.

I DUBBI SULL’EMENDAMENTO – Molto critico anche il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. “La proroga dello stop all’attività estrattiva non porta con sé alcuna soluzione concreta e strutturale aggravando le difficoltà e lasciando in una pericolosa incertezza l’intero comparto ravennate” ha detto il governatore appena rieletto, ricordando che si parla di un settore che, nella sua regione, “conta nel suo complesso mille imprese e 10mila lavoratori diretti”. Per il governatore si tratta di una beffa dato che “a poche miglia di distanza, in mare aperto e sull’altra sponda dell’Adriatico, l’estrazione di metano prosegue come se nulla fosse, mentre aumenta la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero”. Parlano, invece, del settore energetico la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, e la segretaria generale della Femca-Cisl, Nora Garofalo, secondo cui “prorogare la moratoria per l’autorizzazione delle trivellazioni lascia nell’incertezza le compagnie energetiche, mette a rischio i tanti addetti del settore e condanna l’Italia ad una pericolosa sudditanza energetica da Paesi con forti tensioni, come Libia, Iran, Iraq”. Per i sindacati “lo stop alle perforazioni è un colpo mortale per il settore e per il suo indotto, con ricadute occupazionali gravi e pesanti”.

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