Definire Carlo Russo un millantatore è stata una scelta frettolosa. Le pressioni di Denis Verdini sull’ad di Consip Luigi Marroni sono state sottovalutate. È quanto ha scritto il giudice per le indagini preliminari di Roma Gaspare Sturzo nelle 191 pagine con cui ha parzialmente accolto la richiesta di archiviazione della Procura di Roma di uno dei filoni della vicenda Consip, chiedendo nuove indagini per Tiziano Renzi e l’iscrizione nel registro degli indagati, tra gli altri, di Denis Verdini.

Per quanto riguarda l’imprenditore di Scandicci amici di Tiziano Renzi, il giudice per le indagini preliminari ha scritto parole molto nette: “Troppo frettolosamente è stato formato l’assunto del pm circa un tratto complessivo” dell’imprenditore “Carlo Russo quale ‘millantatore‘ di cui, in qualche modo, astutissimi e avvedutissimi imprenditori, consulenti, amministratori di stazioni appaltanti, alti burocrati, politici e loro parenti, sarebbero rimasti vittime”. Nel documento Gaspare Sturzo ha messo in luce alcuni aspetti su cui, a suo dire, i pm avrebbero dovuto fare verifiche. Per il giudice è “frutto di una cattiva lettura dei complessi esiti investigativi non aver compreso la complessità del rapporto tra l’imprenditore Alfredo Romeo, Carlo Russo e Tiziano Renzi, a far data dall’effettivo incontro del luglio 2015 e fino alla fuga di notizie sulle indagini in Consip di cui all’inizio dell’estate 2016″. Secondo il gip “l’indicazione del pm circa la mancata assunzione dei cosiddetti ‘elementi diretti’, da cui desumere che Russo parlasse anche a nome di Tiziano Renzi, appare essere frutto di una sottovalutazione in cui è incorso il pubblico ministero”, considerazione che deriva “tanto dalla lettura di intercettazioni che da un rapporto della polizia giudiziaria che comprovano l’effettività di rapporti diretti tra Tiziano Renzi e Alfredo Romeo, tratti – si legge ancora nel provvedimento – mediante l’opera di intermediazione di Russo in relazione ad un’assunta intesa da definire, detta accordo quadro, promessa da Romeo al Russo”. Si tratta, nella fattispecie, di quanto sottoscritto nel famoso pizzino ritrovato dal Noe nell’immondizia di Alfredo Romeo dopo una perquisizione nei suoi uffici romani. Su quel pezzo di carta, l’imprenditore napoletano aveva annotato: “30mila euro per mese – T.”, “5mila euro per mese – R.C.”, dove quelle sigle per gli inquirenti erano le iniziali di Tiziano Renzi e Carlo Russo.

Quella sulla frettolosità della decisione su Carlo Russo non è l’unica critica del gip Sturzo alla richiesta di archiviazione firmata dall’ex procuratore capo Giuseppe Pignatone e dai pm Mario Palazzi e Paolo Ielo. Sulla cosiddetta “guerra dei ricorsi” al Consiglio di stato per l’appalto FM4 di Consip, ad esempio, a detta di Gaspare Sturzo “non sembrano essere state minimamente valutate” le “pressioni che l’ex ad di Consip, Luigi Marroni aveva ricevuto da Verdini affinché ricevesse Ezio Bigotti e l’avvocato Amara. O meglio, niente è stato chiesto a Marroni di specifico su questo. Nessun accertamento – si legge ancora nel procedimento – è stato fatto in Consip sia documentale che attraverso l’ascolto dei funzionari, per comprendere la relazione tra le pressioni di Verdini sul Marroni a favore del Bigotti, la presenza dell’Amara, i ricatti che il Russo avrebbe fatto al Marroni spendendo i nomi di Tiziano Renzi e quello di Verdini”.

Da qui la considerazione di Sturzo, secondo cui – si legge nelle 191 pagine – “non è facile comprendere le ragioni per cui la procura non abbia ampliato il raggio investigativo sul tema Verdini-Abrignani-Bigotti e Romeo-Bocchino, anche in funzione degli incontri tra Luigi Marroni e Verdini-Bigotti-Abrignani”. Ordinando alla procura di indagare i due ex parlamentari di Ala e l’imprenditore Bigotti per concorso nei reati di turbativa d’asta e concussione ai danni dell’ex ad di Consip Marroni, Sturzo ha sottolineato che la procura capitolina, davanti a due gruppi che si contendevano gli appalti Consip (uno guidato da Bigotti e l’altro da Romeo) ha acquisito “materiale probatorio sufficiente” solo sull’imprenditore partenopeo. Ha scritto Sturzo: “Quanto al gruppo Ezio Bigotti-Cofely-Denis Verdini-Ignazio Abrignani-avvocato Amara, mancano del tutto le iscrizioni, secondo gli atti depositati, dei fatti costituenti reato”. Per il giudice, i pm non hanno approfondito gli incontri avvenuti fra l’all’allora ad di Consip e le altre persone finite nella vicenda: “Tre incontri con Tiziano Renzi volti a raccomandare Carlo Russo per gli appalti in Consip; sette incontri con Russo e la crescente carica di pressioni e minacce, a fronte delle generiche risposte dello stesso Marroni; gli incontri con Abrignani che gli raccomandava la Cofely e gli incontri con Verdini che gli imponeva di incontrare per ben due volte Bigotti assieme ad Amara e che chiedeva di favorire la Cofely“.

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