C’è un accordo di massima tra tutti i Paesi Ue per l’avvio di una missione che blocchi l’ingresso delle armi in Libia. Nonostante lo scetticismo che circolava prima del Consiglio dei ministri degli Esteri europei, manifestato anche dall’Alto rappresentante per la Politica Estera, Josep Borrell, che aveva predetto una fumata nera nella giornata di oggi, all’uscita dal meeting Luigi Di Maio ha annunciato che “tutti gli Stati Ue sono d’accordo per creare una missione che blocchi l’ingresso delle armi in Libia. Adesso l’Ue si impegna con una missione navale, aerea e con disponibilità anche terrestre, per bloccare l’ingresso delle armi in Libia. Sono molto contento”.

Il capo della diplomazia di Roma ha però puntualizzato, come richiesto nelle scorse settimane dall’Italia e da altri Paesi che si sono schierati contro il ripristino della missione Sophia, come ad esempio Austria e Ungheria, che “le navi disposte in mare siano nella zona est della Libia”, dove ci sono i traffici di armi. “Se dovessero scatenare un pull factor“, cioè un effetto richiamo per i migranti, “la missione si blocca”. “Cosa porta a casa l’Italia? L’operazione Sofia non esiste più – ha aggiunto – Quest’ultima è una novità, perché l’Ue nella sua dichiarazione riconosce l’esistenza del pull factor“.

Se dovessero esserci “eventuali” e “marginali” salvataggi di migranti in mare, allora le regole per gli sbarchi sarebbero diverse da quelle attuali, che prevedono lo sbarco in Italia di tutte le persone salvate in mare, sottolinea il capo della Farnesina: “Ovviamente nella sede del Coreper e in quella opportuna tecnica nei prossimi giorni – dice Di Maio – discuteremo delle regole che riguardano l’eventuale intervento, ma è difficile che ci sia perché le navi saranno sulle coste orientali”.

Il risultato di oggi, esulta il membro del governo italiano, “significa finalmente che in Ue si è deciso di ascoltare l’Italia. Torniamo come Ue e come Italia ad essere protagonisti in Libia, ma con la postura di chi vuole la pace e non di chi vuole alimentare la guerra”, ha concluso.

Prima dell’incontro, Borrell, influenzato dall’intransigenza del governo austriaco che aveva di nuovo sottolineato che “Sophia non esiste più“, si era detto scettico sulla possibilità di mettere d’accordo tutti gli Stati membri sulla missione Ue: “Penso che più di uno Stato membro sia contrario a rilanciare l’operazione Sophia, non penso che oggi ce la faremo“, aveva ammesso. La preoccupazione dei Paesi contrari era legata soprattutto al fatto che riportare le navi europee nel Mediterraneo potesse stimolare l’incremento della partenze dei migranti dalle coste libiche, mentre l’obiettivo del programma è esclusivamente quello di garantire l’embargo sugli armamenti verso il Paese in guerra.

Ma anche lui, all’uscita dall’incontro, ha confermato il risultato positivo: “Dopo una lunga discussione, i ministri hanno trovato un accordo all’unanimità, che solo stamani pensavo fosse impossibile. L’operazione Sophia sarà chiusa alla scadenza del suo mandato, il 20 marzo”, e sarà sostituita “da una nuova missione nel Mediterraneo, per l’attuazione dell’embargo Onu sulle armi. Questo dimostra che quando c’è volontà politica niente è impossibile”.

Borrell aveva poi puntato il dito contro Vienna per l’intransigenza con cui portava avanti la trattativa con gli altri membri Ue: “Nel caso in cui un solo Paese, che neppure ha una sua Marina, dicesse di no al ripristino di una missione europea marittima, non si può rispondere ‘peccato, non c’è l’unanimità’. Questo è ridicolo“. Anche perché l’Onu, che domenica ha definito “una barzelletta” le divisioni e le opposizioni a una nuova missione Sophia, torna a ripetere, con la vice inviata speciale, Stephanie Williams, che è “profondamente preoccupante” la situazione nel Paese, anche a causa delle “oltre 150” violazioni della tregua.

Intanto, il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, ha spiegato che la presidenza del processo che verifica i progressi dell’iter stabilito a Berlino quattro settimane fa sulla Libia viene assegnata a rotazione e ha confermato che a marzo passerà all’Italia: “Dimostra che ruolo importante e costruttivo abbia giocato l’Italia in questo processo”, ha detto.

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