Ricordo la fila di ragazze in trepidante attesa davanti al primo negozio di Victoria’s Secret che aprì in via Torino a Milano qualche anno fa, mi sembra di sentire ancora le loro urla e gli strepiti nella corsa per accaparrarsi l’ultima mutandina di pizzo fucsia con impresso il logo dell’azienda che per decenni è stata simbolo di femminilità e sensualità, oltreoceano e in tutto il mondo.

Il popolare marchio di lingerie e profumi era finalmente arrivato anche da noi e gli store dalle caratteristiche righe rosa brulicavano, ma l’entusiasmo è durato quanto i ferretti di un reggiseno dopo la centrifuga in lavatrice, ovvero fino a quando la novità ha cominciato a scemare e il calo di vendite a livello internazionale ha investito anche l’Europa.

“Gli standard di Victoria’s Secret non rispecchiano un’idea di femminilità più moderna e al passo con i tempi” si era detto, e la volontà di non produrre articoli dedicati a donne curvy e dalle forme più morbide arrivava proprio da Ed Razek, 71 anni, uno dei massimi dirigenti di L. Brands, la società madre di Victoria’s Secret, che ad alcuni consulenti di marketing dell’azienda avrebbe risposto “avete mai sentito qualcuno chiedere al chirurgo plastico di renderlo più grasso?”.

E così i negozi di un’azienda che ha voluto mantenere canoni estetici stereotipati sul modello “Barbie Mattel”, senza realmente venire incontro ai desideri di milioni di donne di varia corporatura, hanno cominciato a chiudere e le azioni sono diminuite del 75% rispetto al picco del 2015.

Una caduta rovinosa per il brand che tanto ha fatto sognare, ma il peggio doveva ancora arrivare: perché oggi a fare da paracadute non bastano nemmeno più le ali piumate delle splendide modelle che con le loro dichiarazioni pubbliche riguardo a comportamenti misogini, molestie e mobbing stanno decretando la definitiva discesa agli inferi del marchio.

Grazie a un’inchiesta del New York Times si è scoperto che più di 30 testimoni fra modelle, impiegati e dirigenti del presente e del passato stanno producendo numerosi documenti che hanno portato a veri e propri atti giudiziari e pesanti denunce nei confronti di Ed Razek e di Leslie Wexner, 82 anni, fondatore e amministratore delegato di L. Brands.

Secondo queste testimonianze Razek molestava le modelle, tentava di baciarle senza il loro consenso, le palpeggiava durante le sfilate, le obbligava a sedersi sulle sue gambe, le invitava a cena con il chiaro intento di sedurle e se queste rifiutavano le sue avance le escludeva dalle sfilate più importanti o le metteva in condizione di lasciare il lavoro.

Una situazione già di per sé insopportabile, aggravata dal fatto che nell’azienda “tutti sapevano e nessuno parlava” e il pezzo grosso Wexner sarebbe stato totalmente complice di Razek. Chi si prendeva la briga di ribellarsi alla situazione vigente non solo veniva ignorato ma addirittura punito e silurato, come successo a Monica Mitro, una delle principali dirigenti di pubbliche relazioni, messa in congedo amministrativo dopo avere presentato una denuncia per molestie.

Le modelle che hanno rilasciato dichiarazioni al quotidiano newyorkese e hanno sporto denuncia sono fra le più conosciute ed ammirate: si va da Bella Hadid ad Alyssa Miller, da Alison Nix ad Andi Muise – che racconta di essere stata esclusa dalle sfilate per essersi ribellata alle mail moleste, agli “inviti” a cene e in “luoghi per incontri sexy” e alle avance insistenti di Razek.

A complicare ulteriormente il quadro in perfetto stile #MeToo e il clima già di per sé torbido c’è lo stretto legame fra Wexner e Jeffrey Epstein, il criminale sessuale morto suicida lo scorso agosto in carcere dove stava scontando la pena per pedofilia, induzione alla prostituzione minorile e traffico internazionale di minori. Secondo i testimoni Epstein, che ha gestito la fortuna di miliardi di dollari del patrimonio di Wexner, attirava giovani ragazze con la promessa di farle diventare “Angeli” di Victoria’s Secret e consacrarle alla fama di modelle conosciute in tutto il pianeta.

Il segno tangibile della fine del clima di magia e prestigio che avvolgeva il mondo Victoria’s Secret è la cancellazione della trasmissione in tv della sfilata annuale, un evento maestoso e spettacolare che veniva trasmesso ormai da un ventennio e creava grande attesa e trepidazione.

Se è vero che per gli “Angeli” in reggiseno e mutandine il paradiso dell’ambitissima passerella annuale è finito, è altrettanto vero che con le testimonianze e le denunce che stanno facendo il giro del mondo l’inferno per i loro diabolici molestatori è appena iniziato.

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