“È l’economia, stupido!”. Nel migliore dei casi l’economia italiana crescerà dello zero virgola, ma le prospettive possono realisticamente peggiorare: il coronavirus frena l’export e la maggioranza degli economisti prevede un’altra imminente crisi finanziaria e commerciale a livello globale. Una nuova crisi mondiale precipiterebbe immediatamente nel baratro la fragile economia italiana. La politica politicante, anche la migliore, non basterà al governo per fronteggiare una situazione economica che in Italia è già grave ma che potrebbe diventare disastrosa.

I cittadini sono esasperati e reclamano da troppo tempo più reddito e più lavoro. L’elettorato è polarizzato, destra contro sinistra (anche se la sinistra latita), ma tutti reclamano una svolta decisa dell’economia e la fine dell’austerità. Occorre agire in fretta e con una terapia d’urto. L’export finora ha trainato l’economia italiana riuscendo a farla galleggiare. Ma l’export non basta più: occorre rilanciare subito la domanda interna. Qualsiasi governo avrà successo solo se, nonostante il peso del debito pubblico, riuscirà a creare risorse monetarie per parecchi miliardi in modo da rilanciare investimenti e consumi interni. Senza però aumentare il deficit pubblico.

È difficile tornare a crescere con questi vincoli, ma è possibile con l’emissione di Titoli di Sconto fiscale.

Il problema è che i cittadini sono stremati e incazzati, e voteranno solo chi dà loro delle speranze di forte miglioramento economico. Su questo gioca – oltre che sulla propaganda xenofoba anti-immigrati – il populismo di Matteo Salvini che promette meno tasse e “più soldi nelle tasche degli italiani”. Anche Giorgia Meloni punta la sua demagogia sulla difesa degli italiani contro le fallimentari politiche di austerità dettate dall’Europa. E’ quindi sull’economia che si gioca il 90% del presente e del futuro del governo giallo-rosa, e non tanto sulle sue azioni politiche, giuste o sbagliate che siano.

Chi punta tutto sul taglio (discusso e discutibile) dei parlamentari o sulle pur giustissime battaglie per l’abolizione dei privilegi dei politici e della prescrizione dei processi, o sulla (pur indispensabile) legge elettorale proporzionale contro il presidenzialismo autoritario rischia comunque di perdere i favori della popolazione. Se non aumentano occupazione e redditi rischia di morire anche la democrazia.

Gli italiani tirano la cinghia da troppo tempo e si sono rivoltati contro un ceto politico che finora ha tradito i loro interessi. Ogni anno da 25 anni i cittadini pagano più tasse di quanto lo stato spende per loro: questo è l’avanzo primario di bilancio. Ogni anno da 25 anni lo stato italiano chiede soldi alle grandi banche per pagare circa 70 miliardi di interessi sul debito pubblico senza però riuscire a diminuire il debito, che anzi continua ad aumentare. L’Italia è caduta in una spirale infernale. Difficile uscirne.

I governi passati hanno seguito ricette ultraliberiste ideologiche e fallimentari, come quelle suggerite dalla Bocconi, hanno bastonato il lavoro, i risparmiatori, i giovani e i pensionati, hanno favorito la deindustrializzazione del Paese e premiato solo la grande finanza, subordinandosi all’austerità dettata dall’Unione Europea, dalla speculazione e dai mercati finanziari. Tutti chiedono di non essere più soffocati da una politica europea che, nonostante la retorica sui futuri investimenti verdi, impone dure regole di austerità ai cittadini ma garantisce deregulation e miliardi di profitti alla finanza speculativa.

Le borse salgono e l’economia frena. Il rischio è che il populismo fascistoide vincerà se il governo giallo-rosa non troverà urgentemente i soldi per fare ripartire gli investimenti. La soluzione per fortuna c’è, e non occorre sfidare i mercati o la Ue uscendo dall’euro. Occorre solo che il governo emetta dei Titoli di Sconto Fiscale da subito convertibili in euro (come tutti i titoli pubblici) e li distribuisca a enti pubblici, famiglie e imprese.

Il governo potrebbe creare dei titoli che aumentino subito il potere d’acquisto e diano diritto a sconti fiscali da godere però non adesso, perché altrimenti si produrrebbe subito un deficit, ma solo dopo tre anni.

Se il governo in tre anni emettesse Titoli di Sconto Fiscale per un ammontare complessivo pari al 2-3% del Pil (circa 30 miliardi) riuscirebbe a fare ripartire subito l’inflazione, la domanda aggregata, gli investimenti, i redditi e l’occupazione. Al quarto anno la crescita cumulata del Pil nominale ripagherebbe certamente il deficit fiscale che altrimenti si produrrebbe a causa dell’utilizzo dei Tsf emessi tre anni prima. Gli elettori voterebbero con grande entusiasmo un governo coraggioso e intelligente che li liberasse dall’austerità.

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