Per Niccolò Ghedini sono dichiarazioni “totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie“, dette solamente con lo scopo di “ottenere benefici processuali o carcerari”. In una nota il legale di Silvio Berlusconi difende il suo assistito e scredita la deposizione resa dal boss di Cosa Nostra Giuseppe Graviano durante il processo ‘Ndrangheta stragista, in corso davanti alla corte d’Assise di Reggio Calabria. Graviano sostiene di aver incontrato Berlusconi “da latitante” e “almeno per tre volte“. L’ultima risale al dicembre 1993, poche settimane prima dell’arresto del padrino di Brancaccio e della discesa in campo del futuro presidente del consiglio. In quell’occasione, dice sempre Graviano, “con Berlusconi abbiamo cenato insieme. È accaduto a Milano 3”. All’imprenditore di Arcore, sostiene il boss, erano finiti i soldi di suo nonno e di altri palermitani che negli anni ’70 avevano investito nell’edilizia in Nord Italia. Informazioni che “se confermate, sarebbero sconcertanti“, dichiarano invece i parlamentari del Movimento 5 stelle e componenti della commissione bicamerale d’inchiesta Antimafia.

Ghedini sottolinea il fatto che Graviano non è un pentito, ma un imputato (nel processo è accusato dell’omicidio di due carabinieri): come tale può mentire. “Si osservi – prosegue il legale di Berlusconi – che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti”. “Dopo 26 anni ininterrotti di carcerazione – aggiunge Ghedini – improvvisamente il signor Graviano rende dichiarazioni chiaramente finalizzate ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri”. “Si comprende, fra l’altro, perfettamente l’astio profondo nei confronti del Presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia. Ovviamente saranno esperite tutte le azioni del caso avanti l’autorità giudiziaria”, conclude Ghiedini. Nino Di Matteo ha però ricordato come “anche nella sentenza definitiva di condanna del senatore Marcello Dell’Utri sono stati ricostruiti rapporti stabili e duraturi tra Berlusconi e Cosa nostra“. “Sembra che in questo Paese certe cose non possano nemmeno essere ricordate e che chi si ostina a farlo sia destinato, come è capitato a me ed ai miei colleghi, per queste indagini, ad essere additato come un visionario fanatico“, ha aggiunto l’attuale componente del Csm.

Oltre al legale di Berlusconi, il M5s è l’unico movimento o partito politico a commentare per il momento la deposizione resa da Graviano. “In attesa delle opportune verifiche in merito alle dichiarazioni che sta fornendo il boss di Brancaccio, precisiamo che queste informazioni che coinvolgono l’ex Cavaliere Silvio Berlusconi, se confermate, sarebbero sconcertanti“, dichiarano i parlamentari M5s. “Chi rappresenta la politica dovrebbe difendere le istituzioni, non andare a cena con chi vorrebbe distruggerle per i propri interessi e a discapito della società civile”, aggiungono i componenti pentastellati della commissione Antimafia.

“Le dichiarazioni del boss di Cosa Nostra vanno verificate con cura e scrupolo. Se confermate, e se quindi Graviano dice la verità, allora saremmo davanti a un fatto gravissimo, prova di un inquinamento della vita politica e istituzionale del nostro Paese”, ha sottolineato l’europarlamentare M5s Laura Ferrara. “Confidiamo nel lavoro dei magistrati e degli investigatori perché non resti nessuna zona d’ombra nel passato e nel presente della vita politica italiana. I cittadini meritano di conoscere la verità“, ha concluso Ferrara.

“Povero quel paese in cui la lotta politica porta a dare più valore alle invenzioni di un mafioso che alla parola di un ex premier”, ha scritto su Twitter il deputato (eletto con Forza Italia) Gianfranco Rotondi, presidente della Fondazione Democrazia cristiana.

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