“Brexit? Dovrebbe essere una lezione, ma qualcuno continua a non volerla imparare. Va preso atto che il mercato unico europeo non funziona e determina una reazione negativa da parte di tutte quelle fasce di lavoratori che vengono colpite”. E’ il commento rilasciato ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, dal deputato di LeU, Stefano Fassina, sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue.

E spiega: “Continua a stupirmi l’interpretazione che viene data alla Brexit, perché non siamo di fronte a un capriccio o a una massa di ignoranti manipolata dal demagogo di turno. Siamo di fronte a una reazione razionale di chi è stato colpito da un mercato che, in assenza di standard sociali, ha determinato un livellamento verso il basso delle condizioni di lavoro, delle retribuzioni, del welfare. Questa reazione può produrre sicuramente dei scenari negativi, ma va compresa nelle sue ragioni di fondo – continua – Ed è la stessa reazione che negli Usa ha portato tante fasce di lavoratori e molta classe media, quella cioè più connessa con la domanda interna, all’elezione di Donald Trump. Ci sono, insomma, ragioni razionali che vanno affrontate, perché un mercato unico europeo che non ha gli standard sociali per i movimenti di capitali, di merci, di persone, né le necessarie misure protettive, determina l’impoverimento diffuso e, quindi, una comprensibile reazione da parte di chi viene colpito. Altro che campanello d’allarme, come ha detto la cancelliera Angela Merkel. Brexit è un terremoto che però mi parte che abbia ancora una scarsa considerazione nelle sue cause”.

Fassina chiosa: “Quando sento parlare molto disinvoltamente di ulteriore allargamento del mercato unico europeo ai Balcani, mi viene da pensare che non sia stata capita per nulla la lezione di Brexit. Quando a farlo sono le multinazionali e la grande finanza, posso pure capirlo. Ma quando lo fa chi dovrebbe difendere i lavoratori, i commercianti e le piccole imprese, ritengo che sia un autogol clamoroso, che poi spiega quel successo di forze politiche che riteniamo pericolose. Dalla Brexit, invece, dovremmo trarre lezioni di realismo, perché è stata un bagno di realtà. E invece continua a essere interpretata come l’errore di un popolo che non capisce”.

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