“Non sapevo dove sbattere la testa. Ho sempre fatto lavoretti senza mai riuscire a essere indipendente: l’insegnante di alcuni corsi per il tempo libero in biblioteca, il docente privato, l’assistente in università”. Nei sogni di Francesco Fusaro, 35enne di Feltre (Belluno), c’erano il giornalismo e la musica. Ambiti che in Italia è a malapena riuscito a sfiorare, dopo la laurea triennale in Lettere e la magistrale in Musicologia. “Scrivevo saltuariamente per alcune riviste, ma nulla che potesse assomigliare a un lavoro vero”. La frustrazione per il percorso di studi intrapreso, il bisogno di realizzarsi e la necessità di mantenersi lo spingono al grande passo: andarsene all’estero, provarci con un solo biglietto di andata. Destinazione Londra. Era il 2014: “Un periodo, quello successivo alle Olimpiadi, in cui tanti italiani avevano deciso di partire per la capitale inglese – ricorda – e così me ne sono andato anch’io, nella speranza di trovare lavoro nell’industria musicale”.

Francesco sa parlare inglese e, prima di partire, cerca di pianificare al meglio la strategia per raggiungere i suoi obiettivi. Parte con una costruzione attenta del suo profilo su LinkedIn e con l’invio mirato di curriculum. Ma se in Italia spedirli significa spesso non ricevere riscontro, nota che nel Regno Unito è diverso: le risposte arrivano. “Per la prima proposta di lavoro saranno passate al massimo sei settimane”. Quel che lo stupisce di più, racconta, è la trasparenza del processo di selezione: “Qui le posizioni sono visibili sui principali motori di ricerca: non vieni a saperlo col passaparola e soprattutto chiunque, a qualunque età, può concorrere per qualsiasi posizione”.

Per la prima proposta di lavoro – responsabile della creazione di playlist per una piattaforma di servizi musicali in streaming – i candidati erano in tutto sessanta. Francesco affronta due colloqui, fornisce le referenze che gli sono richieste. E nonostante la mancanza di lavori precedenti nel settore e di esperienze all’estero, viene scelto. Dopo qualche mese, l’azienda viene sciolta per questioni legali e Francesco si ritrova senza lavoro. Ma non si perde d’animo: rifiuta l’assegno di disoccupazione e si mette subito alla ricerca di un nuovo impiego, forte dell’esperienza appena conclusa. E viene assunto come manager in una piccola agenzia che si occupa di gestione dei dati nella musica trasmessa in streaming. Francesco viene inserito nel settore della musica classica, per la quale il suo background culturale si rivela utilissimo. E dopo due anni riesce a compiere il grande salto sbarcando su Vevo, grande distributore digitale di videoclip.

Qui Francesco si occupa del supporto delle attività dei content manager (gestione delle playlist, newsletter e social media) per il mercato europeo. Alla fine del rapporto di lavoro riesce a strappare un colloquio per la posizione di content specialist italiano presso Google Play Music, poi mutata nello stesso ruolo in Youtube Music. Qui viene assunto nel maggio 2018 e si occupa di “correggere” l’algoritmo di Youtube, che raccomanda agli utenti la visualizzazione di determinati contenuti.

“Oltre al mio lavoro continuo a sperimentare: ho una mia Limited (l’equivalente di una Srl italiana) con cui produco 19’40’’, una collana di musica classica e contemporanea, e trasmetto musica classica per un paio di ore al mese in uno show radiofonico, Tafelmusik, in onda su NTS Radio. Insomma, faccio quello che avrei fatto volentieri anche in Italia, ma che qui è stato molto più facile concretizzare, anche da un punto di vista economico”.

Con Brexit, però, tutto sta cambiando: “Non nascondo che sono più aperto alla possibilità di rientrare. Sul mercato del lavoro temo che il Regno Unito abbia irrigidito le proprie posizioni classiste: qui è il ceto sociale a determinare anche il tuo futuro lavorativo”. E d’altra parte in Italia “su alcune questioni politiche si sentono toni più pacati, inimmaginabili anche solo pochi mesi fa”. Insomma, l’Italia torna a esercitare un suo potenziale. E chissà che, un giorno, Francesco non abbia un biglietto di ritorno.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

RIVOLUZIONE YOUTUBER

di Andrea Amato e Matteo Maffucci 14€ Acquista
Articolo Precedente

Prof in Inghilterra. “Qui niente graduatorie e in classe gli allievi sono coinvolti in attività pratiche. In Italia invece parla il docente”

next
Articolo Successivo

Ingegnere del software a Zurigo. “In Italia attesa infinita per stipendi inadeguati. Qui vivo tranquillo e risparmio”

next