di Diego Battistessa*

Dopo il fallito tentativo del governo di Nicolas Maduro di esautorare Juan Guaidó, nominando a inizio gennaio un nuovo presidente dell’assemblea nazionale affine alla rivoluzione bolivariana (Luis Parra, ex membro del partito oppositore Primero Justicia e ora alleato di Maduro), Juan Guaidó ha concentrato le sue forze su un tour europeo che mira a riconfermare il suo ruolo come presidente interino del Venezuela: 4 giorni, dal 21 al 25 di gennaio, spostandosi tra Londra, Bruxelles, Davos, Parigi e Madrid. Queste le tappe di un viaggio diplomatico che proprio nella capitale spagnola ha visto Guaidó sommerso da un affollato ricevimento (circa 5500 persone) degli esuli venezuelani a Puerta del Sol.

Le tappe del viaggio diplomatico

Martedì 21 l’incontro con il primo ministro britannico Boris Johnson e il suo ministro degli esteri, Dominic Raab, che hanno confermato l’appoggio del Regno Unito alla causa dell’opposizione e alla transizione pacifica. Lo stesso Guaidó ha dato risalto all’incontro dichiarando: “I miei ringraziamenti al Primo Ministro Boris Johnson per il supporto al Venezuela. Il Regno Unito ci ha aiutato nella nostra prima lotta per la libertà, la lotta per l’indipendenza. È stato e sarà un partner fondamentale per il popolo venezuelano”.

Mercoledì 22 gennaio è stata la volta di Bruxelles e dei rappresentanti delle istituzioni della Ue. Guaidó si è riunito con la vicepresidente della Commissione Europea Margaritis Schinar e successivamente con Josep Borrell, l’alto rappresentante della Politica estera dell’unione (che ha sostituito da poco proprio l’italiana Federica Mogherini che a novembre aveva promosso una conferenza per raccogliere fondi per la crisi umanitaria in Venezuela). Guaidó ha approfittato del palcoscenico di Bruxelles per chiedere che venga mantenuta “la pressione sul regime di Maduro”.

Mentre giovedì 24 gennaio Juan Guaidó si è spostato in Svizzera, a Davos, dove nella cornice del Foro Economico Mondiale si è potuto riunire con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro olandese Mark Rutte.

Venerdì 25 gennaio è stata la volta di Parigi e della riunione a porte chiuse con il presidente francese Macron, che ha confermato la sua volontà di difendere una transizione politica che passi per un processo elettorale trasparente appoggiato dalla Ue e dalle Nazioni Unite.

Finalmente sabato 26 l’arrivo a Madrid in mezzo alle polemiche suscitate dal rifiuto di Pedro Sanchez, neo eletto primo ministro spagnolo, di riunirsi con Guaidó. È stata la ministra degli esteri Arancha Gonzalez a fare gli onori di casa, ma questo non è bastato per smorzare le polemiche. I dirigenti dei principali partiti dell’opposizione al governo di coalizione Psoe-Podemos, ovvero il Partido Popular (Pp) e Vox, hanno fatto “a gara” per ricevere Guaidó e mostrare ufficialmente il loro appoggio alla causa della transizione e di denuncia dei crimini del governo di Nicolas Maduro.

Così, mentre Sanchez si manteneva in silenzio, Pablo Casado (presidente del Pp) e Santiago Abascal (presidente di Vox) si sono riuniti pubblicamente con Guaidó. Madrid, politicamente in mano a Pp, Vox e Ciudadanos, ha accolto Guaidó con tutti gli onori del caso. Sia il sindaco della città sia la presidente della Comunità di Madrid si sono riuniti con Guaidó non risparmiandogli onorificenze e bagni di folla.

Il tutto è stato condito da uno scandalo scoppiato per un incontro avvenuto il 20 gennaio scorso tra il ministro José Luis Ábalos (braccio destro di Sanchez nel Psoe) e Delcy Rodriguez, numero due del governo di Maduro, in un terminal dell’aeroporto di Barajas.

Rodriguez non può entrare nel territorio dell’Unione come risultato delle sanzioni comminate al governo del Venezuela dall’Ue e la sua presenza su un aereo all’aeroporto internazionale di Madrid ha colto tutti di sorpresa. Come se non bastasse su quell’aereo viaggiava un amico di Ábalos (il ministro del turismo venezuelano) e per questa ragione, come dice lui stesso, sarebbe salito a bordo. In quel momento, trovatosi di fronte a Delcy Rodriguez, l’avrebbe semplicemente salutata ricordandole che non poteva scendere a causa delle sanzioni. Una situazione molto confusa e non ancora del tutto chiarita, che insieme al rifiuto implicito di Sanchez di incontrare Guaidó ha generato un’ondata di protesta dall’opposizione spagnola e una fioritura delle teorie complottiste.

Guaidó durante la sua conferenza stampa ha denunciato la situazione in Venezuela, tacciando come “criminale il comportamento di Maduro e del suo governo”, ha difeso Sanchéz e non ha commentato l’incontro di Ábalos con Delcy Rodríguez.

Alla fine del tour si può dire che più nessuno si ricordi più di Luis Parra: il piano di Maduro di prendere l’assemblea nazionale con la forza e cancellare Guaidó dalla scena internazionale è fallito.

* Docente e ricercatore dell’Istituto di studi Internazionali ed europei “Francisco de Vitoria” – Università Carlos III di Madrid. Latinoamericanista specializzato in Cooperazione Internazionale, Diritti Umani e Migrazioni.

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