Fondi per fare di più su Taranto e sull’ex Ilva? Non lo esclude la vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager. In un’intervista sul futuro del siderurgico pugliese e l’ipotesi di “aiuti di Stato”, Vestager, pur fissando una serie di paletti, ha chiarito che è possibile trattare con l’Unione Europea. “Non si possono concedere aiuti di Stato per fare ciò che dovrebbe fare chiunque altro, e questo è un principio generale, che non vale solo per l’Ilva”, ha spiegato a La Stampa per poi aggiungere “se si vuole fare di più, questa è un’altra questione”.

Per la vice presidente, nella produzione di acciaio ci sono “questioni molto interessanti legate alla de-carbonizzazione” ed è in questa direzione che l’Europa potrebbe fare la sua parte: “Vogliamo cambiare il modo di fare le cose. Ad ogni modo il principio per cui ‘chi inquina paga’ è ancora valido nella situazione dell’Ilva e, per quanto ne so, le autorità italiane stanno ancora perseguendo il precedente proprietario per pagare la bonifica”.

E proprio su fondi e bonifiche nel Tarantino è giunto il monito del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli che ha chiesto un’accelerazione sull’utilizzo dei fondi destinati al capoluogo ionico: “Più di un 1 miliardo di risorse di cui pochissime dal 2014 a oggi sono state spese, meno del 7%”. Non solo. È fondamentale “accelerare” anche “le bonifiche extra stabilimento perché poco è stato fatto purtroppo dal 2015 in poi”. La situazione insomma procede lentamente. E con difficoltà.

Quasi come le trattative tra governo e ArcelorMittal per valutare la permanenza del gruppo franco-indiano a gestire l’acciaio italiano. I rapporti tra la struttura commissariale di Ilva in amministrazione straordinaria e Mittal non sembrano affatto buoni: lo dimostrano le pesanti accuse che le parti si sono rivolte nei documenti finiti all’attenzione del tribunale di Milano che dovrà decidere se accogliere o meno l’istanza di recesso dal contratto presentato dalla multinazionale.

Toni e parole molto dure che rendono difficile immaginare che entro il prossimo 7 febbraio le due parti riescano a trovare una soluzione che possa accontentare tutti. Ed è forse per giocarsi un’ultima carta che nelle scorse ore il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri avrebbe incontrato Mittal a latere dei lavori del World Economic Forum a Davos. Una notizia non confermata ufficialmente, ma che sembrerebbe trovare conferme nella convocazione da parte del premier Giuseppe Conte di un vertice sul dossier ex Ilva poche ore dopo un tavolo a Palazzo Chigi sul “cantiere Taranto” e soprattutto poco dopo il ritorno in Italia di Gualtieri.

Stando a quanto rivelato da AdnKronos l’intenzione del governo è quella di trattare fino all’ultimo minuto per trovare un accordo. Il nodo principale restano gli esuberi: l’azienda franco-indiana non si muove dall’annuncio dei 3000 strutturali, ma per il governo non sarebbero accettabili più di 2000 esuberi, comunque non strutturali, che quindi godrebbero di ammortizzatori sociali e scivoli per il periodo di attuazione del piano di risanamento. Sul tavolo sono arrivati anche l’ingresso dello Stato nell’azionariato con ingenti risorse per la riconversione degli impianti e al ripristino dello scudo penale. Per il governo, secondo alcune fonti, l’idea sarebbe quella di destinare all’intervento i circa 400 milioni che potrebbero “avanzare” dai fondi stanziati per il salvataggio della Banca popolare di Bari (in tutto 900 milioni). Negoziati, proposte, idee: tutto ancora da decidere. Prima del 7 febbraio giorno in cui deciderà la magistratura. E ogni altra strada sarà chiusa.

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