Nel marzo del 2004 mio fratello Michele, malato terminale di leucemia, non avendo trovato un medico disposto ad aiutarlo a morire, si suicidò gettandosi dal quarto piano della sua casa. Da allora sono stato costantemente impegnato nella Associazione Luca Coscioni (in sigla, ALC) per ottenere la legalizzazione dell’eutanasia.

Nel marzo del 2014, nel decennale del suicidio di Michele, inviai al Presidente della Repubblica una lettera aperta firmata anche dai congiunti di tre suicidi molto noti (Mario Monicelli, Lucio Magri e Carlo Lizzani). Il Presidente Giorgio Napolitano rispose dopo due giorni con una lettera (di cui mi autorizzava a dare notizia) in cui affermava che “Il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee”. E aggiungeva: “Richiamerò su tale esigenza, anche attraverso la diffusione di questa mia lettera, l’attenzione del Parlamento”.

Da allora sono passati quasi sei anni e sui temi del fine vita si sono registrati – per lo più grazie all’impegno di ALC – un crescente interesse degli italiani per questo tema e numerose importanti novità. Mi limito a ricordare quelle che giudico di maggiore rilievo:

1. ALC si impegna con numerose iniziative a rendere note due realtà praticamente sconosciute all’opinione pubblica: i dati sulla eutanasia clandestina (circa 20 mila casi l’anno, molto spesso “mascherati” da cessazione dell’accanimento terapeutico); i suicidi di malati (circa mille ogni anno secondo i dati Istat dell’epoca).

2. Nel settembre del 2013 ALC deposita in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare con 67mila firme di cittadini/elettori, che nel frattempo sono diventate 132mila.

3. Nel settembre 2015 ALC promuove la costituzione di un “Intergruppo eutanasia” cui hanno aderito 124 parlamentari fra Deputati e Senatori. L’Intergruppo ha contribuito fortemente, con il suo impegno, a ottenere, nel dicembre del 2017, l’approvazione delle legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat).

4. Il 14 febbraio 2018 la Corte di Assise di Milano – in occasione del processo a Marco Cappato per il suicido assistito del Dj Fabo, che suscita viva emozione nel Paese – pone alla Corte Costituzionale un quesito di costituzionalità relativo all’articolo 580 del codice penale che punisce l’istigazione e l’aiuto al suicidio con pene fino a dodici anni.

La Corte, riservandosi di esaminare il quesito, concede al Parlamento quasi un anno di tempo (fino al 24 settembre 2019) per legiferare sull’eutanasia. Trascorso questo termine, la Corte emette una sentenza che costituisce un rilevante passo avanti verso la legittimazione della eutanasia. Il 23 dicembre 2019 la Corte di Assise di Milano assolve Marco Cappato perché “il fatto non sussiste”.

5. Alla Camera dei Deputati sono stati depositati, oltre a quello di ALC, altri quattro ddl – ovviamente non tutti dello stesso tenore – a firma di esponenti del Pd, del Movimento 5 Stelle, di Leu e della Lega.

6. È aumentato in modo esponenziale il numero degli italiani favorevoli alla eutanasia, che secondo una indagine della Swg è giunto al 93% della totalità dei cittadini (erano il 55,2% ne 2015). Favorevoli anche le zone in cui è più forte l’influenza della Chiesa e della Lega, come dimostra la ricerca annuale dell’Osservatorio del NordEst per Il Gazzettino.

In tutti questi anni è proseguita la prassi della “eutanasia clandestina” in ospedali e cliniche private, ma diversi medici cattolici ammettono ormai di favorire la morte dei malati inguaribili con la sedazione terminale.

7. L’Istat – forse anche per il risalto dato da me e dall’Associazione Coscioni all’alto numero di suicidi di malati – ha sospeso per qualche anno la pubblicazione delle tabelle sui suicidi in Italia. Quando ha ripreso – grazie anche alle nostre proteste – è passata, per la raccolta dei dati, dalla fonte giudiziaria (i Carabinieri o la Polizia che giungono per primi sui luoghi dei suicidi e annotano “la motivazione” in base a quanto dicono i familiari o gli amici o i vicini di casa) alla fonte medica (i medici degli ospedali in cui i suicidi vengono portati).

Questo passaggio a una diversa fonte ha portato a una forte diminuzione del numero dei suicidi per malattia. Malgrado il cambiamento dei metodi di rilevazione dell’Istat, i suicidi di malati che non possono trovare con l’eutanasia una “morte degna” continuano a superare i 700 casi l’anno.

Tenendo conto di tutti i dati di fatto fin qui ricordati – e anche del lavoro già svolto dalle Commissioni parlamentari competenti, che hanno tenuto una serie di audizioni in merito – l’inerzia del Parlamento, che tiene bloccato il tema della legalizzazione della eutanasia, costituisce una grave inadempienza e un autentico tradimento della volontà popolare.

Per queste ragioni – conoscendo le sue posizioni aperte sull’argomento – mi permetto di chiedere al Presidente della Camera di impegnarsi perché si avvii un esame serio delle proposte di legge sulla eutanasia.

In questo modo il Presidente Roberto Fico si farebbe interprete dei sentimenti e delle aspettative degli italiani, disattesi dal Parlamento per inerzia o per il desiderio di sottrarsi al dibattito pubblico su temi a torto ritenuti ancora “divisivi”.

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